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Carabinieri, intervista al Comandante Alfa del GIS: “Rifarei tutto”

L’istruttore delle “Teste di cuoio” dei Carabinieri afferma: «Appartenere al GIS significa credere nella libertà, nelle Istituzioni e nella democrazia. I “Rambo” noi non li vogliamo».

Abbiamo incontrato ed intervistato il leggendario Comandante Alfa del GIS (Gruppo Intervento Speciale), reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri, le cosiddette “Teste di cuoio”, considerate fra le migliori Forze speciali del mondo. «Silenziosi come la notte, veloci come la folgore», è il loro motto.

Il Comandante Alfa, di origine siciliana, pluridecorato, ha partecipato alle numerose operazioni d’alto rischio del gruppo, del quale è uno dei fondatori ed istruttore. La sua identità deve rimanere segreta per motivi di sicurezza. Di recente, egli ha scritto (in collaborazione con Stefania Piumarta) il libro intitolato Cuore di rondine (Longanesi ed.), in cui racconta la sua vita e descrive, con linguaggio avvincente, le imprese compiute col GIS, rivelando molti dettagli rimasti finora segreti.

Nel 1980, nella prima vera operazione del GIS, ha sedato la rivolta del supercarcere di Trani. Nel 1990 ha liberato la piccola Patrizia Tacchella dai suoi sequestratori proteggendola col suo corpo: fu l’unica volta che, in azione, si tolse – contro una ferrea regola – il mefisto, per non spaventare la bambina. Nel 1997 ha neutralizzato i “Serenissimi” sul Campanile di Venezia. Ha catturato pericolosi criminali latitanti e stanato boss mafiosi dai loro nascondigli. A Nassiriya ha addestrato i poliziotti iracheni. Ha pianto colleghi e comandanti. Nella sua lunga carriera, ha scortato Capi di Stato, re e principesse. Come nel 2002, ad esempio, quando – su richiesta degli Stati Uniti d’America – con l’Operazione Corona riportò in Afghanistan, a Kabul, re Zahir Shah, che da 29 anni era costretto a vivere in esilio in Italia per un colpo di Stato. Questa è l’intervista che ci ha gentilmente rilasciato, nella quale ci confida – tra l’altro – l’unico suo rammarico.

Comandante Alfa, cosa significa appartenere ad un reparto speciale come il GIS?

Guardi, appartenere a questo reparto significa credere nella libertà, nelle Istituzioni e nella democrazia.

Chi può entrare a far parte delle vostre “Teste di cuoio”?

Possono entrare tutti, basta che siano Carabinieri: occorre essere passati dal Reggimento Carabinieri Paracadutisti, dopodiché, oltre ai requisiti tecnici, ci vogliono anche altri requisiti: ad esempio, è necessario sapersi inserire nel gruppo, essere una persona che non si esalti perché i “Rambo” noi non li vogliamo, li cacciamo via. Vogliamo gente pensante, equilibrata, che non sia pericolosa né per sé né per gli altri.

Il rischio fa parte della sua professione di militare. Un operatore del GIS non ha mai paura?

Noi con la paura ci conviviamo, solamente che siamo bravi a non farci condizionare.

Qual è il segreto per portare a buon fine un’Operazione?

Il segreto è quello di addestrarsi, addestrarsi, addestrarsi e addestrarsi duramente.

Dalla liberazione di ostaggi dalle mani dei sequestratori, alla cattura di boss mafiosi nascosti nelle loro ville-bunker… Come si resiste alla volontà di fare subito giustizia quando ci si trova a tu per tu con questi criminali? È difficile frenarsi?

È difficile, però noi siamo consapevoli che non siamo Dio. È Gesù Cristo che decide il destino di ognuno di noi, e quindi non siamo delle persone che cerchiamo vendetta, anche se siamo umani. Non è nel nostro Dna vendicarsi.

Lei, oggi, è ancora operativo ed è un istruttore del GIS. Considerando i successi ottenuti ed i riconoscimenti ricevuti, ma anche i rischi vissuti e le rinunce ed i sacrifici che anche i suoi familiari, assieme a lei, hanno dovuto sopportare, è soddisfatto di servire in questo modo lo Stato? Rifarebbe tutto? Ne è valsa la pena?

Quando una persona sceglie di servire la Patria lo fa per sempre. Non ho nulla da rimpiangere. Sono soddisfatto della mia vita professionale, e rifarei tutto da capo. L’unica cosa è il rammarico delle rinunce che hanno dovuto fare i miei figli e la mia famiglia. Io l’infanzia dei miei figli non me la sono goduta, forse l’unico rimpianto è questo. Mi godrò l’infanzia dei miei nipoti…

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