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 Home page > Tribuna Libera > Cara Venezia

Cara Venezia

Con te ho sempre avuto un rapporto speciale fin dal nostro primo incontro avvenuto quando ero ancora piccolo. "Incontro" perché visitarti sarebbe troppo riduttivo per esprimere ciò che rappresenti non soltanto per un veneto come me, ma per l'umanità intera.

Bisogna incontrarti perché è vivendoti che ti si scopre in tutta la tua sconfinata bellezza e i tanti misteri che da sempre avvolgono la tua storia.
Già allora soffrivi questa modernità che continua a non rispettarti e a calpestare la tua dignità.
Ti hanno trasformato progressivamente in un grande "Luna Park" turistico, da tempo non puliscono più i canali che ti attraversano e l'erosione dei fondali non accenna a diminuire a causa di uomini biechi ed irresponsabili che al contrario dei loro antenati vogliono soltanto sfruttare la tua immagine divorando ogni giorno ciò che resta del fragile contesto naturale in cui ti trovi prigioniera. Ogni volta che sono venuto a trovarti, ho sentito, respirato questa tua grande ed incolmabile sofferenza.

Non me ne parlavi, ma le tue lacrime e la tua tristezza di fronte all'invasione di turisti che sei costretta a subire quotidianamente non mentivano e non mentono tuttora.
E ti assicuro che ho sempre condiviso questo tuo stato d'animo e non ti dico la rabbia e il dolore che provavo e che provo ancora oggi nel vedere come ti hanno ridotta.


Tu, la "Serenissima", un gioiello unico ed irripetibile che non si può non amare, considerata unicamente come un cencio da issare perennemente in nome di un consumismo che viola tutto ciò che sei e che rappresenti.
E' da tempo che non ci incontriamo e non sai quanto mi manchi: dalla magia del mattino quando ti svegli nel silenzio delle calli alla sera quando la brezza dolce della laguna accarezza ancora ogni canale che ti attraversa, dai ponti che ti uniscono al vocio appena sussurrato del dialetto veneziano che resiste nei tuoi quartieri popolari; ai cicchetti che consumavo con la gioia di stare insieme a te fino alle "ombre di bianco" che si beveva in allegria guardando il sole specchiarsi nella laguna.
Oggi ancora soffri Venezia, si vede che è il tuo destino in questa era di modernismo crudele e spesso criminale, ma il mio Amore per te rimane e rimarrà per sempre, perché ciò che tu mi hai dato nessun altro luogo è riuscito a darmelo.
Ed è per questo che resterai sempre ancorata in un angolo del mio cuore.
Grazie di esistere ancora, Venezia.

Yvan Rettore

Foto di Alois Wonaschütz da Pixabay 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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