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Cambiare non significa distruggere

Martin Luther King a Washington fece forse quello che resta il suo più celebre discorso “I have a dream”. Poche parole, parole che hanno fatto la storia e che rappresentano il manifesto di una generazione che credeva di potere cambiare il mondo. Era il 28 agosto 1963. Da quel giorno sono passati 50 anni.

È davvero curioso ritrovarsi nel 2013 davanti ad un foglio bianco, provando a scrivere un sogno, forse proprio come fece Martin Luther King allora. 

C’è una sostanziale differenza però: probabilmente Martin Luther King in quel foglio bianco vedeva uno spazio libero pieno di possibilità, dove potere fantasticare e spaziare con le proprie parole ed idee. Ora non sono pochi invece i giovani che vivrebbero questo foglio bianco con disorientamento, come se fosse quasi impossibile anche solo pensarlo un sogno.

In un momento dove si parla tanto di cambiamento, in realtà il sentimento che si manifesta in maniera più evidente e veemente è la rabbia: verbi come distruggere, annientare, sbranare sono parole che sentiamo quotidianamente in tv, al bar, sui giornali o su internet. È davvero difficile percepire questo linguaggio come un manifesto di entusiasmo e mutamento.

In questo modo di esprimersi, infatti, non c’è una visione del futuro, c’è solo il desiderio di cancellare il passato. Ma il passato non si può resettare: il passato è il presupposto per costruire il domani ed ignorarlo non è mai una cosa saggia. La storia ci insegna che quando questo accade spesso si tende a ripetere gli stessi gravi errori di un tempo.

Il cambiamento non ha bisogno di stereotipi. Facendo una riflessione sull’attualità di questi mesi (ma non solo) ecco alcune domande che mi vengono in mente: dove sta scritto che una persona over 50 sia incapace di potere fare cose buone e magari di realizzarle in modo corretto? E viceversa, chi può sottoscrivere l’affermazione che essere giovani porta automaticamente con sé caratteristiche come l’onestà e la professionalità? Cambiare non significa sempre e solo fare l’esatto opposto di ciò che già esiste. Quando questo avviene, spesso in modo veloce e quasi forzato, i frutti raccolti sono davvero poco succosi e soprattutto tendono a maturare troppo in fretta, marcendo dopo poco tempo.

Cambiare è qualcosa di più profondo: significa immaginare l’inimmaginabile. Significa costruire un’idea con l’ambizione di volerla condividere con il maggior numero di persone possibile. Sembra strano a dirsi e forse anche poco “poetico” ma i numeri nel cambiamento hanno un peso specifico davvero importante. Per generare cambiamento non basta infatti coinvolgere amici, parenti e conoscenti, serve ben altro. 

Attendo quindi con fiducia il momento in cui il cambiamento si manifesterà nella sua forma più sincera e pura. Una forma fatta di voglia di sognare e di costruire un’alternativa reale che porti entusiasmo e non livore. Che faccia davvero comprendere che nessuno è possessore di verità assolute e che per vivere bene insieme, in una collettività, è d’obbligo il confronto.

Forse il vero cambiamento è proprio questo. I have a dream e cioè che tutti possano esprimere la propria idea con la convinzione che sia realmente rispettata a prescindere da età, colore della pelle, status sociale, religione o colore politico. Semplice a scriversi, difficile a farsi…

Che buffo, però, dopo tutte queste parole notare che questo sogno non è poi così distante da quello declamato ad agosto del 1963 da Martin Luther King!

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.121) 2 aprile 2013 15:55

    Cara Sara hai messo il dito nella piaga .

    L’apologia del "giovanilismo " come artefice del cambiamento è una autentica stupidaggine .
    La gioventu’ esprime una condizione ma non è di per se un valore ; ci sono giovani cretini che non valgono una pippa e vecchi saggi che andrebbero ascoltati .Anche il termine "cambiamento " in se non ha alcun significato ,dal momento che è il tipo di cambiamento a stabilirne la qualità .

    Quindi concordo assolutamente con quello che dici ,ovvero che il cambiamento va ricercato nell’equilibrio ,facendo tesoro delle esperienze precedenti e non calato dall’alto come un dogma assoluto che è il substrato del fanatismo.

    Soprattutto oggi c’è bisogno di gente di buon senso e di equilibrio e non di robottini eterodiretti che credono di combattere una guerra santa.

    • Di Sara Pulvirenti (---.---.---.77) 3 aprile 2013 20:58
      Sara Pulvirenti

      Salve Paolo, in primis grazie di avere letto l’articolo! smiley
      Ancora per un po’ rientro nella categoria giovani e devo essere sincera mi da un fastidio enorme l’assioma giovane=capace. Non perché non possa essere vero questo assunto, ma perché spesso diventa una semplificazione usata per opportunismo. Quanti giovani sbandierati di qua e di là sono diventati "vecchi" senza essersi davvero potuti esprimere? Il mio articolo era un modo modesto per lanciare un messaggio..quasi un avvertimento: valutiamo le cose e le persone per quello che sono e non per quello che la "moda" del momento richiede! Grazie ancora e buona serata

      Ps: se vuole la invito a leggere anche questo articolo, qui forse si capisce ancora di più il mio pensiero:http://sarastampa.wordpress.com/2012/02/08/bamboccioni-lazzaroni-e-sfigati-sarete-voi/

  • Di (---.---.---.238) 2 aprile 2013 20:10

    Cara Sara,
    credo che i giovani siano desiderosi di cambiare, anche perchè abbiamo toccando il fondo del barile. Parlando con loro mi sono resa conto che sono in molti ad avere idee di cambiamento e ti dirò di più hanno anche sufficiente coraggio e non sono affatto ancorati a stereotipi.
    Forse la crisi ha portato necessariamente a mettere in moto l’immaginazione, la logica e la capacità di ragionamento, ad arrangiarsi, a riutilizzare ciò che si ha, ad essere più essenziali e concreti. Non credo neanche che sia una questione di età, ma di volontà, passione e determinazione.
    Voglio essere ottimista anche perchè la critica distruttiva non porta buoni frutti.

    • Di Sara Pulvirenti (---.---.---.89) 4 aprile 2013 21:40
      Sara Pulvirenti

      L’ultima frase è quella che mi trova più d’accordo: non credo anche io che sia una questione di età..quanto di volontà. Le cose andranno meglio perchè giovani e meno giovani sapranno collaborare insieme per fare finalmente qualcosa di costruttivo per il futuro. smiley Grazie mille per avere letto l’articolo

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