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Bulgaria: in piazza contro gli oligarchi

Era febbraio quando lo scorso governo, quello di Boiko Borisov si è dimesso. Allora era il prezzo dell'energia alle stelle, oggi invece la nomina di Delyan Peevski a capo dell'intelligence a mettere a repentaglio l'esecutivo. Una nomina che non va giù alla piazza, che torna a protestare con forza contro un governoche considera corrotto, espressione di un sistema non più accetto, non più tollerabile.

Stavolta non si tratta di soldi. Non sono le bollette - come sottolinea Georgi Gospodinov - ma la dignità. Il governo appena fragilmente eletto, sostenuto da socialisti di Stanišev e guidato da Orešarsky è già di fronte ad una protesta che - come in Brasile - si annuncia aspra e volta a demolire non una precisa scelta politica quanto un sistema ormai consolidato e incancrenito.

Delyan Peevski (fonte: Novinite.com) Al centro delle proteste che hanno animato Sofia, ma anche Blagoevgrad, Pazardzhik, Plovdiv, Shumen, Varna e Veliko Tarnovo c'è l'improvvisa nomina a capo dell'intelligence di Delyan Peevski. Peevski, un uomo che Davide Denti su East Journal non esita a definire "criminale". E non che i suoi colleghi ne diano un'immagine più rosea: in politica a 21 anni, figlio di Irena Krasteva, la potente donna a capo di una rete di media in tutto il paese, nel 2007 è espulso dal Partito Socialista, accusato di aver costretto il direttore della Bulgartabac a firmare contratti in suo favore. Per un parlamentare di un paese in cui la politica ha i tratti quantomai simili ai nostri, essere costretto alle dimissioni per "mancanza di morale" potrebbe dirla tutta. Il quadro che ne esce è insomma quello di una sorta di faccendiere, passato attraverso partiti diversi e in contrasto l'uno con l'altro come una sorta di utile ma poco fedele strumento.

Naturale poi che l'approvazione lampo - quindici minuti dopo l'inserimento nella lista dei candidati - desti scalpore. Ha ragione Gospodinov, questi manifestanti non sono più gli stessi di febbraio: "Se scendono in piazza è perché si sentono profondamente offesi". Una questione di dignità, dunque, che ha portato migliaia di persone nelle strade: "Quelli che oggi scendono tutti i giorni in piazza dopo le 18,30 hanno un lavoro, e pagano le loro bollette dell'elettricità e del gas. Sono numerosi ed eterogenei: genitori, insegnanti, giornalisti, scrittori, ciclisti, attori di teatro, ingegneri, studenti universitari, lettori" spiega ancora Gospodinov. No, non sono quelli della caduta di Borisov, ma quelli di una élite che non capisce e di un'oligarchia che si vorrebbe veder crollare ma che ancora spinge il 98% degli appalti nelle mani del 2% delle aziende.

Indicativa dello stato di cose, la nomina di Peevski coglie nei suoi punti vitali tutte le criticità del paese, non solo l'influenza del settore dell'informazione sulla politica, la corruzione, le inefficienze, ma anche la volontà di controllare un settore vitale e delicatissimo come l'intelligence, da sempre strumento di controllo della popolazione. Quei famosi servizi deviati che poi deviati da chi non si sa mai. Una situazione che ha portato alcuni a parlare di colpo di stato della mafia, altri - come Adelina Marini fondatrice di EUinside - a dire su Twitter che con questa scelta la Bulgaria si può definire ormai stato fallito. Di certo, di fronte ad un sistema piegato agli interessi del privato qualche ipotesi fondata rimane: quella di una morente cleptocrazia.

Il governo sembra aver ritirato la proposta di nomina di Peevski, aggiungendo a mancetta (o marchetta) un ventilato aumento delle pensioni e dei salari minimi. Il problema però rimane, e di nuovo pensare che la questione sia un mero provvedimento -o peggio l'immagine distorta di un galantuomo- potrebbe risultare controproducente. Sergey Stanišev - a capo del Partito Socialista Europeo - non sembra il mostro di turno, ma la critica feroce giunta da Boyko Borisov che definisce i socialisti un partito "morto" non arriva inattesa né ingiustificata, dopo che anche all'interno del partito di Stanišev forti opposizioni erano state sedate col pretesto di rischiare la caduta del governo. Certo Stanišev agisce per evitare di lasciare un vuoto di potere, ma non potrà esimersi dal creare qualche prospettiva per il paese, se non vuole finire per amministrare col suo bel governo forte una nazione ormai spenta.

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