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Bruno Vespa sui “meriti sociali” del fascismo

Così si legge sul twitter pubblicato dalla trasmissione Agorà di Rai tre: “Nel libro racconto gli anni del consenso: Mussolini ha avuto un consenso enorme, all’estero e anche in Italia, per le sue opere sociali. Ha creato i contratti nazionali, l’Inps, la settimana di 40 ore”.

Testualmente enunciato dal giornalista Bruno Vespa, come direttamente constatato dai tanti telespettatori, ospite nella mattinata del 17 novembre nella trasmissione Agorà, riguardo la presentazione del suo ultimo libro ( “ Perchè l’Italia diventò fascista”).

La conduttrice della trasmissione Luisella Costamagna ha tranquillamente “incassato” le incredibili e non veritiere esternazioni….sorvolando, senza nulla ribattere.

Nel merito, sinteticamente, per ricostruire le verità storiche:

- Gli atti iniziali della previdenza sociale in Italia sono nati nel 1898, a seguito dell’operatività della “Cassa Nazionale di previdenza per l'invalidità e per la vecchiaia degli operai” - legge 17 luglio 1898, n. 350-. Dal 1919 diventa obbligatoria l’assicurazione per invalidità e vecchiaia per i lavoratori dipendenti da strutture private. Inoltre, dallo stesso anno, entra in vigore: la pensione di vecchiaia e di invalidità ( 65 anni di età e 12 anni lavorativi) e l’assicurazione obbligatoria sulla disoccupazione…….poi le evoluzioni successive fino ad oggi.

 

- Settimana lavorativa 40 ore e Contratti di lavoro:

Il riferimento prioritario è l’organizzazione sindacale dei metalmeccanici, denominata Fiom – Federazione italiana operaia metallurgici -, nata a Livorno il 16 giugno 1901, già operativa in molte realtà industriali italiane dalla fine dell’ottocento. Nel 1898 nasce il giornale storico dei metalmeccanici “ Il Metallurgico”.

Nel 1919 , dopo grandi mobilitazioni operaie, nasce l’accordo con l’associazione padronale della categoria con: riduzione di orario lavorativo a otto ore giornaliere e 48 settimanali, riconoscimento delle Commissioni Interne nelle fabbriche, istituzione di una Commissione per il miglioramento della legislazione sociale e sulla riforme dei salari e del carovita.

A seguito di una forti iniziative di lotta un nuovo migliorativo accordo lavorativo è definito il 19 settembre 1920: riconoscimento del controllo operaio nei luoghi di lavoro, aumenti salariali, ferie pagate per sei giorni, miglioramenti per straordinari e lavoro notturno. Poi….. sopraggiunse la dittatura fascista e le enormi violenze effettuate contro i lavoratori. Smantellatele organizzazioni sindacali ( i partiti e la gran parte delle organizzazioni associative. Le sedi delle organizzazioni sindacali, politiche e sociali antifasciste furono metodicamente assalite e distrutte dalle squadre fasciste nella gran parte delle città italiane ), considerate illegali con apposite leggi. Uccisi molti sindacalisti, avviata un’enorme repressione contro i lavoratori.

 

Il 3 novembre 1944 fu reso pubblico il libro del figlio del martire antifascista Giacomo Matteotti, Matteo, con il titolo: “ La classe lavoratrice sotto la dominazione fascista 1921-1943”, con prefazione di Pietro Nenni. Il libro doveva essere presentato da Bruno Buozzi, già segretario della Fiom nel 1914, ucciso a Roma dai nazifascisti il 4 giugno 1944.

Nel 1927 la dittatura fascista, che già aveva deliberato la distruzione della democrazia, della libertà e delle rappresentazioni sociali promulgò la cosiddetta “ Carta del Lavoro” e la nascita dello “ Stato corporativo”. In questo contesto si prevedeva il contratto nazionale del lavoro….entrato giuridicamente in vigore nel 1941 ( le ore di lavoro rimasero sempre 48 settimanali distribuite su sei giorni)…..mentre era in corso l'omicidio di massa della guerra, scatenata dal fascismo ( e dai nazisti) contro gli italiani e i popoli europei.

Il resto, che è seguito , è ben noto: L’Italia fu liberata dalla dittatura fascista e dal suo dittatore, con grandissimi sacrifici da parte del popolo italiano.

Nacque la Repubblica e la Costituzione, ripresero le lotte dei lavoratori, si codificarono e si consolidarono i contratti di lavoro, le conquiste sociali ( gestite dall’Inps), lo Statuto dei Lavoratori, i diritti sociali per le donne e le ulteriori legislazioni a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici.

E’ bene ricordare che le reali 40 ore lavorative settimanali furono conquistate in Italia tra la fine del 1969 e l’inizio degli anni settanta ( operative per tutte le categorie -, a seguito delle grandi iniziative di lotta dei lavoratori

Questa è la verità storica, chiara, certa e incontrovertibile !

Commenti all'articolo

  • Di Kocis (---.---.---.28) 20 novembre 14:07

    Nella Sicilia latifondista come contadino super fruttato, uno dei tantissimi che a pranzo nei campi mangiavano solo il pane bagnato nell’acqua, godette dei “meriti sociali” del fascismo, a 60 ore di lavoro settimanali più i tempi di trasporto con il mulo per andare a tornare dai campi….oggi il partigiano Giuseppe Riggi di S. Cataldo ( Caltanissetta) – nome di battaglia Ricciardi – compie 100 anni.


    https://anpisicilia.wordpress.com/2020/11/18/un-secolo-di-resistenza-buon-compleanno-partigiano-ricciardi/

    LINTERVISTA: https://www.facebook.com/anpisicilia/


  • Di Kocis (---.---.---.28) 20 novembre 18:03

    Grazie Signor Lisco per i suoi gentili consigli. E da leggere…...c’ è tanto, come da lei affermato.

    Però, Lei comprenderà, la questione affrontata riguardava alcune sintetiche affermazioni fatte dal giornalista Bruno Vespa sulle “bontà sociali” della dittatura fascista e del suo“ conductor” ( tema del suo libro….suppongo), così come direttamente udite dal sottoscritto nel corso della trasmissione Rai richiamata.

    La mia è necessariamente, come affermato nella nota pubblicata, una risposta di merito breve , idonea, tra l’altro, agli spazi e al modus operanti del sito che ci ospita.

    Affrontando, quindi, solamente i “titoli” che sono stati maggiormente evidenziati dal giornalista sulle “bontà sociali” richiamate.

    Ben altre argomentazioni e ben altri spazi sarebbero necessari alla trattazione della tematica ( specie nelle varie suddivisioni lavorative in opera in quegli anni, a partire dalle condizioni di vero servaggio dei lavoratori addetti all’agricoltura, maggioranza assoluta rispetti agli altri; l’abbassamento generalizzato dei salari e i tanti licenziamenti fatti contro gli antifascisti), allargando ( come da lei suggerito) la ricerca storiografica sullo sviluppo dello stato sociale in Europa.

    Cordiali saluti domenico stimolo

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