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 Home page > Attualità > Europa > Brexit e Europa, le tessere del domino

Brexit e Europa, le tessere del domino

In Gran Bretagna ha vinto l’emotività, non per nulla Napoleone additò gli inglesi come un popolo di bottegai, e la Brexit è ormai una realtà. Cameron è rimasto vittima della sua stessa “trappola” e, non potendo trovare alcun escamotage per evidenziare lo spirito consultivo del referendum e non abrogativo, merita l’oblio, altrimenti sarà ricordato come la persona che non solo ha dato un colpo fatidico all’Europa, ma ha anche ha aperto alla frantumazione di un Regno che era unito.

I britannici si dividono scegliendo di non essere cittadini europei con gli inglesi e i gallesi che preferiscono essere sudditi di un Regno unito che potrebbe non esistere più se la Scozia, come ha più volte minacciato, diventerà una nuova entità nazionale e l’Irlanda del nord potrebbe pensare di chiedere l’unificazione con la Repubblica irlandese.

I britannici hanno scoperto le conseguenze dell’emotività e hanno condannato l’Europa dei burocrati e dei banchieri, preferendo l’isolazionismo come retaggio dell’imperialismo britannico, ma come si può fare ad uscire da un luogo dove non si è mai entrati?

Testimonianza della situazione burocratica della Ue è data dalla presenza della Commissione europea, Consiglio d’Europa e il Parlamento.

Un voto contro la Ue che secondo i britannici non ha aggiunto nulla al loro benessere, ma ha dato molti fondi per la ricerca, trovando nel Commonwealth le rassicurazioni per un nostalgico futuro regale.

Il Commonwealth per gli scambi commerciali favorevoli, ottenendo il kiwi dalla Nuova Zelanda, la lana dall’Australia e lo sciroppo dal Canada.

Anziani che hanno votato contro le prospettive di un futuro incerto delle nuove generazioni e influenzato dalla difficoltà dell’integrazione riscontrata nelle nuove migrazioni, portando nello schieramento Brexit anche i migranti di vecchia generazione.

Probabilmente gli italiani e i tanti non britannici che vivono e lavorano nel Regno unito forse dovranno munirsi di autorizzazioni per poter continuare a restare in una nazione con una scarsità di operatori socio sanitari e della ricerca.

Dopo una settantina di anni di tante fatiche per rendere l’Europa un luogo politicamente stabile, se non contiamo il concepimento da parte di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi del Manifesto di Ventotene, ecco che la prima tessera del domino cade per dar vita ad una reazione a catena per favorire, secondo alcuni analisti, una fuga dalla Ue di altri paesi come l’Olanda, l’Austria etc.

Questa non è certo l’Unione europea pensata da Spinelli e alla quale Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman hanno dato il via, ma si può “ristrutturare” perché sia vicina ai cittadini dell’Europa.

Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, lancia un monito al Regno Unito del Brexit che fuori dal mercato unico significa non poter contare di stipulare accordi sul modello di Norvegia e Svizzera.

Junker, Il presidente della Commissione Ue, stigmatizza l’uscita britannica con un "Non sarà divorzio consensuale" e "Non è stata una grande relazione amorosa".

L’Europa si sente tradita e come ogni partner deluso, ma avveduto, vuol dare un taglio a un rapporto fortemente squilibrato e la Cornovaglia, che ha votato compatta per l’uscita, non potrà più contare sui milioni di sterline destinate in quanto area disagiata.

Se la Gran Bretagna vuol ribadire il suo essere isola, rimarrà isolata dal resto dell’Europa e oltre ad una difficoltà nella libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi e il ripristino dei controlli alle frontiere, non potrà stare fuori dalla Ue godendo, senza dare nulla o ben poco in cambio, di alcune facilitazioni commerciali.

Con le dimissioni dall'esecutivo di Bruxelles di Jonathan Hill, commissario europeo britannico con delega ai Servizi finanziari, non ci sarà solo la necessità di rimpiazzarlo, ma si aprirà la gara alle candidature come sede dell’Autorità bancaria europea (Eba). Tra le candidature di Francoforte, già sede della Banca centrale europea, e quella di Parigi, fa capolino Milano, ma in polo position, secondo il New York Times, c’è Amsterdam, se i Paesi bassi non decideranno di uscire anche loro dalla Ue, per la sua bella architettura e per i pittoreschi canali, per gli ottimi ristoranti e la vita culturale, per l’atteggiamento cosmopolita e tollerante e per la conoscenza dell’inglese, per le eccellenti infrastrutture di trasporto, ha i migliori aeroporti e una eccellente rete ferroviaria che collega le principali capitali europee, e come importante centro di commercio mondiale, è uno dei più fiorenti mercati dei diamanti, ha un solo “neo”: di non permettere ai banchieri di usufruire di un bonus 20 per cento dei loro stipendi annui, un tetto molto più rigido di quanto è stato scelto dall'Unione, imposto nel 2013, dopo la crisi finanziaria, ed è risaputo l’amore che i banchieri dedicano al denaro.

Per ora la Ue intima al Regno di presentare il Recesso entro metà settembre, Il giorno dopo la nomina del nuovo premier, o troveremo il modo di sospenderla, ma con il Regno unito fuori dalla Ue l’inglese rimane una delle lingue ufficiali?

Il prossimo referendum, se mai un altro paese fosse intenzionato a porsi fuori dalla Ue, è consigliabile, a chi è intenzionato ad avallare l’atto distortamente nazionalistico, di regolarizzare lo stomaco e l’intestino con digestivi e purghe per non cedere alla tentazione di una scelta emotivamente viscerale!

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Qualcosa di più:

Europa: la Ue sotto ricatto di Albione & Co.

Europa: la confusione e l’inganno della Ue

Tutti gli errori dell’Unione Europea 

Un’altra primavera in Europa

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