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Bersani e la crisi della democrazia

 

Durante lo svolgimento delle primarie, dicono, c’era aria nuova di cambiamento. Sì, è vero. Peccato, però, che si trattava solo di un’autocelebrazione del centrosinistra e che mancavano tutti gli altri pezzi. Da quelli interni a quelli concorrenti e parelleli. Inesistenti e non per colpa dei due animatori della scena: Bersani e Renzi. Se tutti i tasselli del gioco democratico fossero stati assieme avrebbero fatto ridere poco Grillo e quel popolo sbandato in cerca di nuove terre che è il popolo dalle mille libertà, degli arrabbiati, degli astenuti.

 

Comunque siano andate le cose, abbiamo assistito a una grande finzione di democrazia i cui candidati si sono autoproclamati concorrenti per dichiarazione diretta in pubblici comizi. Come avevano fatto Renzi, Vendola e gli altri che sono andati loro incontro per grande afflato emulativo.

Pensavo fino a quel momento che la democrazia partisse dal basso, dalle case, dai quartieri e dalle città, per incamminarsi verso una proposta sempre più condivisa fino all’ultima selezione tra forze convergenti e rappresentative. Non pensavo a una macchina infernale che mobilitando un esercito di volontari si muovesse rispondendo agli ordini di un apparato. Tutta salute, direbbe qualcuno. Ma penso che le cose non stiano proprio così.

Mi sono trovato con queste primarie con un risultato che mi ha confermato la direzione dell’apparato e dei suoi simboli e mi ha consegnato (guarda caso) il segretario del Pd candidato premier alle prossime politiche. Un fatto di grande democrazia, di innovazione, si dice, ma con un solo reale antagonista. Il sindaco ragazzino di Firenze. Una vera innovazione. Hanno pedalato in due per un unico risultato e insieme ci hanno regalato uno stesso cliché. Altro che i tempi in cui ad amministrare questa città d’arte e di cultura a livello mondiale c’era nientedimeno che Giorgio La Pira. Quello era un vecchio, anche se qualcuno ora lo vuole fare santo.

A questi democratici eccelsi che hanno rimosso il passato e che, nel caso di Bersani, per fare cosa gradita elettoralmente a Vendola, si accontentano di fingere di emanare “odori di sinistra”, che hanno preso parte con festosa partecipazione a una grande consultazione elettorale, senza alternative, devo però confessare che se non muoveranno un dito per consegnarci da qui ai primi di marzo una vera riforma elettorale che consenta a tutti noi poveri mortali di poterci scegliere i nostri rappresentanti, io non andrò a votare. E lo dichiaro apertamente e senza tentennamenti, visto e considerato che l’unica forma di democrazia che ho appreso, a mano a mano che sono cresciuto come uomo e come cittadino, è stata quella della libera scelta dei miei rappresentanti in parlamento e di fare in modo che questo diritto, sancito dalla Costituzione, mi sia garantito. Altrimenti perché mai abbiamo lottato contro il fascismo? E perché mai dovremmo considerare come democrazia il dilagare della marea nera che avanza? Basta guardarsi in giro per scoprire il vuoto che ci inghiotte come una voragine.

Tutto il sistema si sgretola nella finzione. Nei salamelecchi del potere televisivo e della carta stampata, dei social network. Bastano poche illusioni per creare atteggiamenti servili in chi dal potere ha sempre ricevuto più o meno lauti consensi. Basta guardare la faccia di Beppe Grillo e sentire in lontananza il sordo silenzio di un movimento senza idee e senza progetto. Basta pensare a quelli di Forza Nuova o di Casapound. Tutto fa parte di questo gioco di ruoli, di questa assenza generale di valori. Non so quale Italia si potrà costruire dopo le future politiche nazionali. Con una sinistra che tarda ad arrivare e con un centrodestra che non sa più che pesci pigliare.

Una simile politica non può che produrre gli errori del caso siciliano. Sì, ha vinto Crocetta, altro democratico eccelso. Ma io mi chiedo: che senso ha che mentre a Roma Bersani dichiara la sua alleanza con Sel e i socialisti (cosa che in altri tempi non mi sarebbe dispiaciuta), si vara una giunta in cui a governare ci siano le stesse forze politiche che il segretario del Pd respinge come future alleate del suo ipotetico governo? A che gioco giochiamo?

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.44) 5 dicembre 2012 12:25

    Condivido l’analisi politica critica sui presupposti e sulle finalità che si prospettano ,non concordo invece sulla critica al metodo elettorale adottato che ritengo ,pur con dei limiti inevitabili ,un esercizio sostanzialmente democratico .

    Trattavasi di eleggere il candidato premier del PD (e coalizione) ,ma che altro dovevano fare ? lL scelta dei candidati (certo in pratica tutti autocandidati tranne Bersani che lo era di diritto) esprimeva tutte le anime interne .
    Probabilmente sarebbe stato meglio utilizzare il primo turno per estrapolare i candidati da una ampia griglia di partecipanti e poi nel secondo turno definire il vincitore magari a sola maggioranza relativa .Ma insomma !

    Neanch’io andrò a votare perché reputo l’offerta politica indecente .Potrei tuttavia cambiare idea solo con una riforma elettorale convincente perché reputo giusto mettersi in gioco quando si prospetta un reale cambiamento .
     

  • Di (---.---.---.251) 5 dicembre 2012 23:38

    Il ducetto Bersani più che essere di sinistra è un sinistro individuo. E poi, cosa significa oggi esser di sinistra? Finora nessuno lo ha detto. Così come nessuno specifica il significato della parola...democrazia! Perciò tutti, e quindi anche il fantoccio Bersani, dicono e sdicono. Tanto gli allocchi che abboccano non mancano!

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