L'entusiasmo è comprensibile, ma ha il difetto di mascherare una realtà tutt'altro che rosea. Per due ragioni.
La prima è che la crisi belga non è solo politica, bensì di identità nazionale. Non è iniziata il 13 giugno 2010, data delle ultime (inconcludenti) elezioni, ma nel giugno del 2007, in occasione di quelle precedenti vinte dai crisitano-democratici di Yves Leterme, o se vogliamo dal 1830, anno di indipendenza dello Stato belga.
I fiamminghi, che rappresentano il 60% della popolazione, sono sempre meno favorevoli ai trasferimenti di ricchezza comandati da Bruxelles in favore della Vallonia nonché dei sobborghi che circondano la capitale stessa. Risorse che non sono servite a diminuire il cronico tasso di disoccupazione di queste aree. Le Fiandre avvertono il peso di un governo centrale considerato troppo oppressivo, d'ostacolo al proprio sviluppo economico. La richiesta di autonomia, se non di completa indipendenza, è dunque condivisa a vari livelli da tutte le forze politiche della regione.
Condizioni economiche alle quali si aggiungono quelle culturali, certamente meno “contrattabili” delle prime. Le Fiandre aspirano a trasformare la frontiera linguistica creata negli anni Sessanta in un vero e proprio confine tra due futuri Stati interni. Il problema concreto è il destino del distretto bilingue di Halle-Vilvoorde, sobborgo di Bruxelles ed elemento centrale nell'agenda fiamminga. Questo arrondissement permette ai 150.000 francofoni che vivono nella periferia fiamminga della capitale belga di essere giudicati nella propria lingua e da un giudice della propria lingua, oltre a votare per i partiti francofoni di Bruxelles. Halle-Vilvoorde segna un'eccezione nella continuità territoriale della comunità fiamminga, per cui se il Belgio fosse realmente diviso in due entità autonome o addirittura indipendenti, i francofoni si ritroverebbero dalla parte sbagliata della frontiera. Considerato che i fiamminghi considerano il "territorio" stabilito dalla barriera linguistica un punto non negoziabile, il destino di Halle-Vilvoorde è più che mai incerto.
Da qui potrebbe passare il destino del Belgio. E per estensione dell'Europa, visto che Bruxelles ne è la capitale.
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Profilo personale, articoli e statisticheForse nell’Europa del 2012 la nazione Belga non avrà molto senso... A parte quello di dare una (...)
10/10 11:11 - Damiano Mazzotti