Essere un testimone di giustizia, in Italia, è difficile. Perché quando decidi di testimoniare non ti trovi solo a combattere la criminalità organizzata ma anche lo Stato che ti abbandona quando finiscono i processi o la tua stessa città che chiede di allontanarti. Perché nel paese che ha reso l'omertà un fattore identitario e portatore di voti, fare il proprio dovere diventa un atto che non tutti apprezzano.
Bivona (Agrigento) - È il 24 agosto scorso, è sera. Ignazio è seduto all'aperto con la moglie Giuseppina ed i due figli – Giuseppe e Veronica - quando Achille, il cane, mette in allarme i Carabinieri che sorvegliano la casa e che partono immediatamente all'inseguimento di un uomo nascostosi dietro una siepe. La famiglia viene subito portata in casa, come protocollo di sicurezza richiede, ma l'inseguimento porta ad un nulla di fatto.
Qualche giorno dopo Ignazio è a Roma, incatenato insieme a Valeria Grasso davanti al Viminale. Valeria è siciliana, e con le sue denunce a Palermo hanno decapitato il clan dei Madonia. Oggi, come racconta Giulio Cavalli in un suo recente post, Valeria è stata costretta ad abbandonare la propria identità per entrare nel programma di protezione dei testimoni di giustizia e ritrovarsi in una località sconosciuta e lontana da casa.
Ignazio, invece, ha deciso che dalla sua impresa edile a Bivona non ha intenzione di allontanarsi. Anche Ignazio – Ignazio Cutrò per la precisione – è un testimone di giustizia (la storia completa la potete leggere qua). Con la sua deposizione ha contribuito al processo “Face Off” grazie al quale è stata smantellata la famiglia mafiosa dei Panepinto, che in base ad una forma di "sindrome di Stoccolma" da vittime di mafia si è trasformata a sua volta in un clan mafioso.
"Egregi stronzi mafiosi e company" - Ignazio Cutrò – imprenditore edile – non solo non si lascia intimidire, ma "rilancia". Così come nel 1991 Libero Grassi scrisse la lettera al "caro" estortore, così Cutrò si rivolge direttamente ai mafiosi:
"Egregi stronzi mafiosi e company, siete arrivati vicino casa mia, si ma grazie a quegli angeli non avete avuto tempo di respirare, vi sono subito stati nel culo anche se effettivamente la caccia “all'uomo”, se uomo si può dire, poi è andata a vuoto. Però di certo starete con due piedi in una scarpa prima o poi sarete messi con la faccia al muro, e giustizia sarà fatta. Questi gesti ci danno più carica in questa lotta, perché ci fanno capire allo stesso tempo sia quanto siate vigliacchi e anche che le istituzioni sono vicine e reattive. Carabinieri, poliziotti, finanzieri, uomini, padri di famiglia che con sprezzo del pericolo vigilano costantemente su di noi, su tutti i cittadini, e mettendo in rischio la loro vita ogni giorno si sforzano di rendere più pulito dalle illegalità il nostro Paese dove mettono a rischio la propria vita senza pensarci due volte dimostrando la fedeltà alla divisa indossata ed impressa nella pelle. Un grazie a questi valorosi uomini di tutte le forze dell'Ordine ma soprattutto in culo alla mafia".
Questo, però, non è un articolo che parla di mafia. Questo, al contrario, è un articolo che parla di antimafia. Anzi, per essere precisi parla di mala-antimafia. Quella praticata dalla "cara" Repubblica Italiana che, ad un certo punto, decide che i testimoni di giustizia non servono più (perché magari il processo è finito) e non corrono più rischi. Diventano così "ex" testimoni di giustizia e lo Stato li mette nel dimenticatoio. Perché si sa, a fare “audience” sono gli arrestati, mica gli accusatori.
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Quando gli italiani capiranno che con il calcio non si mangia avremo trovato i veri lettori... (...)
14/09 10:38 - Damiano Mazzotti