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Alfano: "Stati di provenienza paghino il vitto e l’alloggio degli immigrati"

Utilizza il meeting di Comunione e Liberazione, Angelino Alfano, per dare un affondo su temi diversi ma in qualche modo legati: immigrazione, giustizia, custodia cautelare, Europa. La Cancellieri però dissente.

Queste le parole del vicepremier: "Gli immigrati che vanno in carcere ledono il patto con lo Stato dove hanno deciso di andare a vivere. Almeno il vitto e l'alloggio dei detenuti immigrati facciamolo pagare agli stati di provenienza". In cerca di carisma, Alfano, e per la via più bieca, ma il suo è anche un messaggio rivolto all'Europa. Delle politiche di immigrazione di Malta, Grecia e Cipro le notizie sono piuttosto note, ma il modello dell'accoglienza esclusivamente a carico del paese di arrivo inizia a zoppicare, ora che addirittura l'Austria - mai toccata da questo tipo di tematica - viene messa sotto accusa dal giornale polacco Gazeta Wyborcza, che in un articolo raccontava la storia di immigrati minacciati e rimpatriati per aver denunciato i maltrattamenti subiti (qui la traduzione).

Di fronte a questo scenario Alfano cerca di caratterizzare la propria "offerta politica" agli elettori, e lo fa indicando nell'UE l'unica istituzione che possa, con legge comunitaria, agire in maniera efficace: "Siamo un popolo accogliente, accogliamo i migranti vicino a Malta, sostituendoci a Malta, ma l'Italia non può essere dimenticata dall'Europa, e non può essere dimenticato che lo sforzo umanitario può porre un problema di sicurezza".

È un messaggio chiaro, che però non convince la Cancellieri, pronta a difendere l'Europa nella sua azione di ausilio alle politiche d'immigrazione. Non convince in realtà neanche il principio della violazione del patto col paese di arrivo. L'atto criminoso di per sé comporta una mancanza nel rapporto con lo Stato e la comunità, ma ciò non può implicare la perdita del diritto al sostentamento in caso di misure detentive. Almeno se si riconoscono i diritti fondamentali come proprietà di ogni uomo presente sul territorio e non esclusivamente del cittadino. Che è poi il principio affermato dall'articolo 2 della Costituzione italiana.

Lo spettro che Alfano copre è però più ampio: la Giustizia. Nelle parole del vice-premier: "Non c'è alcun risarcimento statale che possa ridarti l'onore e la dignità che un'ingiusta detenzione ti ha tolto. Si vuole avere il coraggio di prendere questa decisione?" Un problema delicatissimo del sistema giudiziario italiano, quello delle misure cautelari, che però potrebbe facilmente diventare l'alibi per una ridefinizione di quella zona grigia che sta tra la detenzione e la libertà, fatto di custodia cautelare, ma anche di misure alternative come gli arresti domiciliari e l'affido ai servizi sociali. Ben presto infatti Alfano si affida a quello che Il Corriere definisce "afflato religioso" e che L'Unità semplicemente sbeffeggia con un "Alfano vola alto", evocando la figura di Cristo come esempio degli errori della giustizia popolare. È il rischio di quando si tentano massime storiche: altrettanto epico può essere il fallimento, quando mancano le basi fattuali e il carisma per sostenerle.

Diversa la posizione della Cancellieri, che si rifà a posizioni ben più ferrate, quelle del giurista italiano Cesare Beccaria: "L’Europa in fondo ci dice di fare quello che la nostra Costituzione prevede. Dice di non maltrattate la dignità degli uomini, di far sì che la pena sia strumento per pagare il proprio conto con la società e uscire migliorati. Il problema è che per tutta una serie di motivi in questi anni abbiamo perso la via maestra, abbiamo dimenticato la nostra civiltà. Siamo il paese di Beccaria, ma nella realtà pratica abbiamo una situazione che, ha ragione il presidente della Repubblica, è ripugnante".

 

Foto: EPP Group Study Days in Palermo

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