Mentre l'amministrazione Obama cerca di limitare il suo coinvolgimento nel conflitto in Libia, si intensificano gli sforzi per raggiungere una soluzione politica alla guerra afghana. Nelle province controllate dagli insorti sono state sospese tutte le principali operazioni militari. Intanto i taliban più moderati puntano su educazione e ricostruzione per guadagnare il sostegno popolare.
1. “Il governo americano non tratta con i terroristi” è una frase che al cinema abbiamo sentito ripetere chissà quante volte. Ma spesso la realtà supera la fantasia, al punto da imporre anche alla superpotenza a stelle e strisce di scendere a patti con i propri principi.
Un rapporto pubblicato mercoledì scorso dalla Century Foundation, intitolato "Afghanistan: negoziare la pace", ha avanzato la proposta principale della relazione è quella di delegare al segretario generale delle Nazioni Unite il compito di indicare un "mediatore" incaricato di supervisionare i colloqui di pace tra il governo afghano, gli insorti e le potenze stranieri presenti nel Paese, Iran compreso.
La Century Fundation è un ente costituito da funzionari e diplomatici incaricati della realizzazione di ricerche e studi strategici, le cui raccomandazioni possono influire la politica estera della Casa Bianca. Pertanto il consiglio di sedersi attorno ad un tavolo con gli insorti potrebbe segnare una definitiva svolta nell'approccio americano alla crisi afghana.
Il rapporto ha anche suggerito di avviare i negoziati il più presto possibile o comunque prima che inizi il piano di rientro delle truppe americane, che dovrebbe partire a in luglio. La situazione di stallo militare, si legge, impone l'avvio di un serio processo negoziale per raggiungere una soluzione politica alla guerra afghana.
Al momento il Dipartimento di Stato americano non ha rilasciato commenti sulla relazione. Pare tuttavia che l'amministrazione Obama abbia radunato una task force di diplomatici per vagliare la proposta della Century Fundation, promuovendo una serie di incontri in Pakistan con il governo di Kabul e le altre nazioni interessate. A partire da luglio, gli Stati Uniti prevedono di avviare il proprio disimpegno dall'Afghanistan riportando a casa un numero limitato di truppe, e così gradualmente fino al 2014, quando il passaggio delle funzioni di controllo alle forze di sicurezza afghane dovrebbe completarsi. È da precisare che, se il governo afghano lo richiederà, la presenza militare degli Usa potrebbe protrarsi ben oltre la data stabilita. Le varie iniziative diplomatiche volte a produrre un accordo di pace durevole prima del 2014, devono però fare i conti con numerosi ostacoli.
In un discorso davanti alla Asia Society di New York il 18 febbraio, il Segretario di Stato Hillary Clinton ha promesso un "surge diplomatico" per quest'anno per affiancare l'offensiva militare e gli sforzi per accelerare lo sviluppo economico afgano. Gli Stati Uniti accetterebbero di non perseguire i taliban a patto che dimostrino di aver tagliato tutti i legami con al-Qa'ida, di rinunciare alla lotta armata e di accettare la costituzione afghana promulgata nel 2004. I taliban, in cambio, otterrebbero il ritiro delle forze straniere dal Paese, la cancellazione dei propri nomi dalle liste dei ricercati e il diritto di partecipare alla vita pubblica afghana.
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