Attualmente ci sono ancora 1.366 persone che continuano ad alloggiare in strutture ricettive. Due anni della loro vita in qualche stretta camera di hotel. Sicuramente non a cinque stelle. Niente suites di lusso per i terremotati. Altri 22.994 hanno dovuto trovarsi una sistemazione coi contruibuti dello Stato. I restanti 13.967, soggiornano da qualche parte con i contributi erogati per la “autonoma sistemazione”. Il totale è pari a 38.327 persone. In pratica, l’equivalente di una cittadina in pellegrinaggio fra strutture alberghiere e soggiorni “temporanei” di fortuna.
Nessuno parla più di Abruzzo e ricostruzione. I media – famelici di scoop e notizie sanguinolente dell’ultimo minuto – guardano altrove. Il Governo è in tuatt’altre faccende affaccendato, fra la guerra libica e le “riforme” urgenti, si deve andare oltre e non si guarda certo indietro, a fatti accaduti ormai due anni fa. Il mondo corre. Non dappertutto. In Abruzzo il tempo si è fermato del tutto. E con esso, i lavori pesanti per la vera ricostruzione.
Mancano veri progetti. Mancano i fondi: questa voce peraltro è stata fin dall’inizio una palese presa per i fondelli. Il Decreto 39/2009 subito stilato per la bisogna, straparla di fondi da erogare in “appena” 23 anni, a scaglioni. Minutaglie. Che non servono nemmeno a tirar su qualche palazzina.
Abbiamo assistito agli scandali, di vario genere. Bandi di gara contraffatti. Malavita organizzata infiltratasi nelle maglie del dopo sisma. Colpevoli di lusso non inquisiti, come la ogni presente Impregilo. Insomma, non manca nulla in questa storia che sa di morti, rabbia, corruzione, dimenticanze e tanta indifferenza.
Le luci della ribalta, si sono spente troppo presto su uno scenario che oggi diviene quello di un territorio fantasma. Ma fantasmi, non sono quei cittadini che oltre al danno subiscono ancora la beffa. E ricordano i loro morti, dimenticati prima ancora di morire, perchè nessuno ha pensato in tempo utile a fare in modo che non ce ne fossero, di morti. O almeno, ce ne fossero meno. Segnati. Dall’arroganza di chi pensa che la speculazione unita alla corruzione sia l’unica strada da seguire in vita, in beffa a chi non ha nemmeno la forza di reagire.