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A pecorina! Rimane ferma la posizione della minoranza del PD nei confronti della riforma costituzionale

Rimane ferma la posizione della minoranza del PD nei confronti della riforma costituzionale.

A pecorina o “a culo busone”, come si usa dire in gergo in certi ambienti politici.

Questa la ferma posizione assunta dalla minoranza interna del PD nei confronti della riforma costituzionale proposta dal Presidente del Consiglio Matteo I (che a lui piace essere già chiamato così).

“E’ la nostra posizione e non ci smuoveremo per nulla al mondo” la dichiarazione di Pierluigi Bersani, padre del famoso cantante e rappresentante di quella minoranza interna al PD che negli ultimi tempi sta creando non pochi problemi al partito.

Già in occasione della recente votazione del Jobsact questa frangia dissidente aveva mostrato di cosa fosse capace facendo pesare il proprio fermo “NO!” nei confronti della riforma che altrimenti avrebbe profondamente penalizzato i lavoratori (stesso ragionamento per quanto riguarda l’articolo 18), risultato perseguito anche in quel caso assumendo la posizione ovina che ora torna a scuotere i piani alti di via del Nazzareno.

A quella di Bersani si uniscono, come un sol coro di eunuchi, anche le voci degli altri dissidenti del PD: Civati, Cuperlo, Fassina e la Pimpa.

Non è la prima volta che la sinistra assume la pecorina come posizione per imporre la propria volontà all’interno del dibattito politico.

A pecorina è stata la tattica utilizzata per ottenere lo scioglimento del decrepito PCI e formare un partito di sinistra, stabile e di radicate ideologie da opporre all’allora corrotta Democrazia Cristiana dei vari Romano Prodi, Rosy Bindi e compagnia cantante; a pecorina sono stati gli anni del governo Berlusconi (e nessuno può negare che ci siano stati dei risultati importanti); e sempre a pecorina è stata la tattica che in questi anni ha portato non poche vittorie a favore della classe operaia che altrimenti oggi si troverebbe in una situazione profondamente drammatica, in balia dei datori di lavoro e priva di qualsiasi tutela.

Al Nazareno quindi la situazione è tutt’altro che chiara anche perché i dissidenti hanno rifiutato qualsiasi tipo di confronto dialettico e anche qualsiasi tipo di lubrificante forti nella loro volontà di voler impedire un abominio costituzionale difendendo a spada tratta e a culo alto la democrazia e la libertà di questo paese e dei loro cittadini. E come dargli torto, verrebbe da dire.

La domanda da porsi a questo punto è: si tratta di una rottura definitiva?

Se le cose dovessero rimanere così e la parti non dovessero trovare un accordo probabilmente si, una rottura diverrebbe inevitabile. Tanto più che personaggi come Pippo Civati e Gianni Cuperlo (tanto per citarne due tra tutti) hanno dimostrato, anche di recente, di essere disposti a lottare strenuamente per le proprie idee anche a costo di rimetterci la famosa poltrona, essendo essi provvisti di una profonda e invidiabile coerenza. Non da meno gli altri rappresentanti della minoranza PD i quali, come i loro compagni di partito, non intendo indietreggiare di un passo rispetto alla posizione della pecorina (che a muoversi si rischia).

Posizione quindi che, se da un lato potrebbe creare diversi problemi al nostro futuro monarca dall’altro sembrerebbe attrarre non poco l’opposizione e in particolar modo il redivivo e sempreverde Cavalier Berlusconi che per i culi in alto ha sempre avuto un occhio di riguardo.

Che sia proprio questa la strategia derivante dalla tattica del culo busone? E’ una possibilità.

E’ ben noto infatti a chi di politica ne mastica tutti i giorni (non come voi) che assumere una posizione come quella della pecorina in momenti delicati come questo può indurre facilmente all’aggrappo esponenti di diverse correnti politiche anche molto lontane tra loro, è successo in passato, succederà ancora; se non altro per il semplice fatto che il culo busone se da un lato può sicuramente intimorire dall’altro può portare ad inaspettate alleanze molto profonde e durature soprattutto da parte di chi, in questo ambito, di esperienza ne ha da vendere.

Insomma, una posizione e una strategia politica che negli anni ha sempre dato ragione alla sinistra, quella vera, quella radicata, quella comunista, diciamolo pure senza remore, rappresentata oggi da una “vecchia guardia” di irriducibili idealisti che è riuscita, anche a costo di grandi sacrifici, a trasformare prima e a traghettare poi nel ventunesimo secolo un partito che altrimenti non sarebbe mai sopravvissuto, riuscendo a salvaguardarne i valori e gli ideali, e di questo bisogna rendergliene atto; valori e ideali che se fossero andati perduti avrebbero potuto spianare la strada a decenni di liberismo selvaggio con tutte le catastrofiche conseguenze politiche, economiche e sociali che questo avrebbe provocato. Uno svecchiamento, o meglio, un ringiovanimento, un’evoluzione fondamentale e necessaria che ha trasformato un marxismo vecchio, decrepito e inattuabile (ammettiamolo finalmente), in una corrente molto più democratica e di ampio respiro qual è il moderno servilismo ( o marxismo 2.0 come amano chiamarlo i suoi ideologi), una filosofia politica che tutta Europa, da parecchio tempo ormai, ci invidia.

Insomma, c’è chi si preoccupa per noi e per la salvaguardia dei nostri diritti e della nostra libertà.

Possiamo stare sereni.

 

Foto: Optimus Prime/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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