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  Home page > Attualità > Cronaca > A chi fa comodo parlare di "guerra tra le toghe"
di Elia Banelli lunedì 8 dicembre 2008 - 1 commento oknotizie
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A chi fa comodo parlare di "guerra tra le toghe"

Adesso che il Capo dello Stato si è mobilitato, ed il Csm ha chiesto il trasferimento dei capi delle procure di Salerno e Catanzaro, la vicenda si avvia alla conclusione peggiore per tutti: per lo Stato, per la giustizia, per i cittadini.

Agli ambienti politico-affaristici fa molto comodo parlare di "guerra tra bande" all’interno della magistratura, mettendo tutti insieme nello stesso calderone e auspicando urgenti riforme bi-partisan per risolvere il problema.

In realtà si sta cercando in ogni modo (e ci stanno riuscendo bene) di sviare l’attenzione da quello che è il vero nocciolo della questione che riguarda lo stato di salute della nostra democrazia.

Due inchieste molto scottanti del pm Luigi De Magistris sono state brutalmente avocate prima della loro conclusione, per motivi procedurali e vizi di forma. Il magistrato è stato trasferito da Catanzaro su richiesta del Csm, contro le proteste della maggioranza dei cittadini (ma questo alla politica ed alla stampa non interessa) e adesso lavora a Napoli come giudice del riesame.

Anni di indagini per "Why not" e "Poseidone" smembrate dai sostituti, che le stanno archiviando in pochi mesi.


Da febbraio 2008, De Magistris per fare chiarezza sulla sua vicenda (quello che non ha fatto il Csm limitandosi a punirlo) ha chiesto aiuto alla procura di Salerno, competente per legge su quella di Catanzaro.

Da 10 mesi la procura di Salerno ha chiesto gli atti dell’inchiesta al pg Enzo Jannelli, sistematicamente rifiutate, e da qui l’esigenza del gesto estremo del sequestro preventivo, che estremo non è perchè trattasi di prassi ordinaria.

Adesso è facile parlare di "guerra tra bande" quando lo scontro è invece tra due diversi modi di gestire le procure: chi si allea con il potere politico-affaristico (e massonico come emerge dalle carte dell’inchieste tolte a De Magistris) e chi invece non vuole che le acque si agitino, perchè fa bene a tutti (alla carriera dei magistrati, al consenso dei politici, ai soldi di imprenditori e beneficiari) mantenere lo status quo e non ridare speranza di giustizia ad una terra martoriata come la Calabria.

di Elia Banelli lunedì 8 dicembre 2008 - 1 commento oknotizie
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