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A che punto è il caso Bradley Manning

Il 30 luglio Bradley Manning è stato scagionato dall'accusa di aver aiutato il nemico, mentre è stato invece condannato per gli altri capi d'accusa, tra cui spionaggio, furto e frode informatica. Tutti reati confessati dal giovane, che ha ammesso di aver passato 700mila documenti riservati a Wikileaks.

Una sentenza storica, quella su Bradley Manning, specie in un'era da Snowden e Ablyazov. Non è poco, infatti che lo scorso 30 luglio siano cadute le accuse a suo carico riguardanti una fantomatica "intelligenza col nemico", che gli sarebbe costata l'ergastolo. 

Questa è solo parte della notizia, ovviamente, perché la corte marziale di Fort Meade confermava gli altri 19 capi d'accusa - mai negati da Manning - per un totale che potrebbe arrivare a novant'anni complessivi di pena. Questo però ci dice due cose: decade la condanna all'ergastolo, quel "fine pena mai" che avrebbe significato l'irrevocabile colpevolezza di chiunque denunci pubblicamente i crimini del proprio esercito. Ma ci dice anche che chi "deprime lo spirito nazionale", divulgando informazioni rilevanti sul piano penale internazionale, non necessariamente può essere colpito come chi tenta di favorire il nemico cedendo informazioni per interesse o convinzioni politiche.

Perché era proprio questo ciò che l'accusa tentava di dimostrare, facendo leva sul sempre utile pozzo della cattura di Bin Laden. Giovando della segretezza del raid nel quale il capo di Al Qaida era stato ucciso, l'accusa aveva sostenuto che alcune informazioni divulgate da Manning erano state trovate nel suo rifugio in Pakistan. I due capi d'accusa - intelligenza col nemico e divulgazione di documenti riservati - venivano quindi a confondersi, spingendo la causa contro Manning su binari completamente diversi da quelli iniziali.

E infatti come un pericoloso traditore era stato trattato dalle autorità: "Da quando è stato arrestato Manning è in isolamento. Le guardie lo controllano ogni cinque minuti, può indossare solo un paio di pantaloncini e non ha il permesso di avere lenzuola, un cuscino o effetti personali". Il rischio è che Manning venga casualmente suicidato, o ridotto al silenzio in altri modi. Se si considerano le metodologie utilizzate dall'Intelligence americana in altri casi (vedasi l'esempio Abu Omar) la minaccia non è solo credibile, ma anche probabile.

I fatti sono però ben diversi e non lasciano adito - almeno fino ad oggi - ad un uso strumentale delle informazioni da parte di Manning. Anche perché in caso contrario non le avrebbe cedute a Wikileaks, dopo essere stato rifiutato da New York Times, Washington Post e Politico. Le avrebbe cedute a potenze straniere, ben retribuito, invece di divulgare al mondo una serie di azioni da parte delle forze usa ed iraqene che hanno creato il terremoto. Che è poi il motivo per il quale Manning sta pagando.

Ma quale potenza avrebbe poi sborsato denaro per una fonte che avesse portato notizie come quelle divulgate da Manning? Il materiale che ha davvero fatto clamore è infatti di ben altra natura rispetto a quella di una notizia sensibile di interesse militare (locazione di basi e armamenti, identità dei membri dell'intelligence, etc.). Manning inizia la propria opera infatti divulgando un video nel quale le forze stanziate in Iraq uccidevano una dozzina di civili, non risparmiando nemmeno membri della stampa internazionale. Segno d'impunità che può far comodo alla propaganda qaidista, ma nulla di più. A meno, certo, che si voglia punire Manning non come traditore ma, come chi mette fine alla comoda illusione della "guerra giusta".

Ma quello che forse da più fastidio alle autorità americane - e internazionali - sono i cosiddetti cables. I cables sono infatti i messaggi che i membri diplomatici utilizzano per comunicare. Il rischio rilevante era quello che si potesse indagare senza filtri nelle responsabilità politiche che riguardavano gli eccidi in medioriente.

Altro che intelligenza col nemico, la questione vera era che si veniva a gettare nel panico tutti quegli uomini che in maniera austera avevano coperto i crimini dei militari. In mezzo a tanto materiale spuntavano infatti non solo uccisioni gratuite che tanto ricordavano quelle del Vietnam, ma anche gli ordini dati di non procedere contro i crimini perpetrati.

La risposta al caso Manning sta dunque nella sentenza emessa a fine luglio, efficacemente sintetizzata da Internazionale: "Colpevole, ma non abbastanza". I magistrati hanno cercato un equilibrio che avrà conseguenze a lungo termine sulla giustizia americana, anche perché il dibattito è già serrato anche tra gli accademici. Già infatti ben 295 esperti di legge hanno dichiarato la detenzione di Manning incostituzionale.

Un equilibrio sembra però ancora molto difficile: rimane lì tutto l'elenco stilato da Michael Moore per la versione italiana dell'Huffington Post. Di contro ai 90 anni comminati a Manning stanno infatti la patetica multa a Thomas Pappas (alto ufficiale dell'intelligence ad Abu Ghraib), i sei mesi a Sabrina Harman (la donna che sorrideva accanto ai prigioneri iracheni seviziati), gli otto mesi a Steven Ribordy (che aveva fornito sostegno all'uccisione e occultamento di cadevere di quattro iraqueni).

La lista potrebbe continuare, ma per questo si rimanda all'articolo di Moore.

Fatto sta che sul caso Manning rimane l'ombra di una giustizia militare che non può sforare nella rappresaglia, almeno in considerazione dei danni che potrebbe provocare ad una diplomazia americana sempre più isolata. Se non per etica, almeno potrebbe servire a qualcosa un appello alla ragionevolezza.

Foto: Bradley Manning support Network/Flickr

Commenti all'articolo

  • Di GeriSteve (---.---.---.234) 8 agosto 2013 12:27

    Sarebbe il caso di smetterla con quel fallimentare "premio nobel per la pace" che è stato assegnato a personaggi come Arafat, Teresa di Calcutta (sodale di Marcinkus e Gelli), l’Europa (che ha consentito guerre come quella del Kossovo) e Obama che non ha avuto il coraggio di svelare agli americani i grandi inganni di cui loro e noi siamo vittime: 11 setttembre, Al Quaeda (=data base della CIA) , guerra per l’oppio in Afganistan...

    Sarebbe invece il caso di istituire un PREMIO PER IL DISVELAMENTO DELLE VERITA’ SEGRETE DEI POTERI.
    Moore, Manning, Assange, Snowden sono tutti ottimi canditati, ma fortunatamente ce ne sono anche tanti altri meno conosciuti.
    GeriSteve

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