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Striscia di Gaza contaminata dai bombardamenti israeliani, la popolazione è a rischio

È passato quasi un anno dall’offensiva militare israeliana nella striscia di Gaza. Ma i segni di quei bombardamenti restano palesi sul territorio palestinese e sulla sua popolazione, e sono destinati a rimanere ancora per tanti anni.

A Gennaio 2009 la denuncia del New Weapons Research Committee (NWRC): Israele sta sperimentando nuove armi non convenzionali contro la popolazione civile di Gaza.
 
I bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza hanno lasciato una forte concentrazione di metalli tossici nel terreno. Tali metalli possono provocare tumori e problemi di fertilità, e possono avere gravi conseguenze sui bambini appena nati, come malformazioni e patologie genetiche.
 
Secondo uno studio condotto dal New Weapons Research Group (Nwrc), una commissione indipendente di scienziati con sede in Italia, che studia le armi non convenzionali e dei loro effetti a medio termine per i residenti delle aree colpite dai conflitti, tra i metalli più pericolosi presenti nella Striscia vi sono tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto.
 
Lo studio ha confrontato i livelli di concentrazione di metalli nei crateri con quelli indicati in un rapporto sulla presenza di metalli nel suolo della Striscia di Gaza. Le analisi hanno mostrato una concentrazione anomala di questi metalli dentro i crateri, che indica una contaminazione del suolo. Questo, date le precarie condizioni di vita, e soprattutto nei campi profughi, aumenta il rischio di esposizione a sostanze tossiche, attraverso la pelle, attraverso i polmoni e attraverso l’ingestione.

"Il nostro studio", spiega la Prof.ssa Paola Manduca, portavoce del Gruppo di ricerca sulle armi, docente che insegna genetica presso l’Università di Genova, "indica una presenza anomala di elementi tossici nel terreno. È indispensabile intervenire subito per limitare gli effetti della contaminazione sulle persone, animali e colture. Abbiamo bisogno di strategie per aiutare le persone contaminate". 
 
"Ci auguriamo " ha aggiunto, "che le indagini svolte finora dalla Commissione Goldstone, voluta dalle Nazioni Unite, non solo analizzino le violazioni dei diritti umani, ma che si concentrino anche sugli effetti a lungo termine che i vari tipi di armi hanno sull’ambiente e sulla popolazione. Una rapida raccolta di dati deve essere effettuata senza indugio".

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