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2013, addio fauna selvatica. In Toscana chiude il Centro di recupero animali selvatici di Massa. E non sarà il solo

 

“Il centro di recupero animali selvatici L’Assiolo svolge un ruolo fondamentale per la tutela della fauna, considerando anche l’area particolarmente cruciale e favorevole in cui sorge il centro: è vicino al Parco delle Alpi Apuane, al Parco delle Cinque Terre, al Santuario dei cetacei del Mar Ligure, ed è attraversato da una importante rotta di migrazione…”.

A fornire queste informazioni è il sito internet della Provincia di Massa Carrara, l’ente cui spetta per legge la gestione della fauna selvatica nell’ambito territoriale provinciale. E non manca la foto del presidente Osvaldo Angeli che tiene tra le mani un’aquila minore. Una rappresentazione solo apparentemente idilliaca, la realtà è, come intuibile, meno rassicurante dell’espressione del presidente Angeli, perché questo centro, con ogni probabilità, non festeggerà il 20° compleanno dalla sua fondazione. Tanti sono gli anni passati da quel lontano 1993, quando alcuni volontari della locale sezione WWF e le Guardie Giurate del nucleo WWF di Massa Carrara avviarono le prime attività di soccorso agli animali feriti o in difficoltà.

Da allora i volontari e i veterinari del Centro hanno accolto migliaia di animali, simbolo di una biodiversità sempre più difficile da tutelare, provenienti non solo dalla provincia di Massa ma anche da quelle vicine di La Spezia e Lucca. Dalle aquile reali alle aquile minori, dai caprioli agli scoiattoli, dai fenicotteri rosa agli aironi sino ai piccoli pipistrelli, alle tartarughe e a tanti altri animali, tutti hanno ricevuto le migliori cure possibili in condizioni operative tutt’altro che ottimali e con l’aggiunta di qualche azione vandalica alla struttura. Ai più fortunati dopo la riabilitazione è stata assicurata la reintroduzione nel loro ambiente di provenienza.

Ci troviamo a ridosso della spiaggia di Marina di Massa, poco più a nord di quella più famosa di Forte dei Marmi, in un’area di poco meno di 1,5 ettari di proprietà del comune, dove lavorano tre strutture con caratteristiche non facilmente rinvenibili in altri contesti regionali. Qui infatti convivono il Centro didattico WWF dei Ronchi (dal nome della frazione che lo ospita), il Centro recupero tartarughe marine e appunto il CRAS, il Centro di recupero della fauna selvatica che è diventato un punto di riferimento nel nord della Toscana e della provincia della Spezia con attività di collaborazione con Polizia Provinciale, Corpo Forestale dello Stato, Guardia Costiera, Vigili del Fuoco e centri veterinari di varie ASL.

Un altro centro toscano, il CRASM, sicuramente più noto ed organizzato, è in Maremma, ben ventiquattro ettari alle pendici dell’Amiata, nel comune di Semproniano, e con otto dipendenti. Ma anche qui le cose non vanno meglio perché, secondo il direttore, Marco Aloisi, (Crasm, struttura al collasso) il Centro rimane “indietro rispetto ad altri posti del genere in altri Paesi europei” con dotazioni non adeguate al lavoro da effettuare.

Una considerazione, questa di Aloisi, purtroppo scontata, che sottolinea come queste attività non rappresentino una priorità per la politica e anzi siano spesso considerate una palla al piede, di cui la stragrande maggioranza dei partiti farebbe volentieri a meno. Le ragioni di chi impiega tempo e anche soldi propri per salvare animali e biodiversità, non possiedono evidentemente un sufficiente appeal elettorale. Si guardi, ad esempio, la caccia, che persino l’Istat si ostina a considerare uno “sport”. È innegabile che tra produttori di armi e cartucce, abbigliamento e servizi diversi, il peso specifico della “categoria”sia certamente elevato nonostante gli effetti collaterali indesiderati.

Eppure, per quanto non sia una novità che la Toscana annoveri il maggior numero di cacciatori in attività di tutta la penisola, la chiusura del CRAS di Marina di Massa non sembra direttamente correlabile a questo fattore, quanto alle insufficienti risorse economiche o meglio a come vengono ripartite le risorse economiche disponibili. D’altra parte non è un mistero per i cittadini che si preferisca tagliare partendo dai più deboli. E il patrimonio ambientale e faunistico è indifeso pur essendo uno dei pilastri dell’economia oltre che rappresentare l’immagine dell’Italia nel mondo, uno spread sottovalutato con troppa facilità.

È in questo scenario che si collocano le difficoltà comuni a tutti i centri che si occupano di recupero della fauna selvatica. E la situazione del CRAS di Marina di Massa era nota da molto tempo, tanto che il suo direttore, Luca Giannelli, l’anno scorso aveva parlato di un debito di svariate migliaia di euro, dovuto alle crescenti spese per la gestione e la manutenzione del parco.

Un allarme che non sembra sia stato raccolto né dal Comune di Massa, proprietario dell’area, né dalla Provincia di Massa cui spetta, secondo la Legge Regionale n. 3 del ’94, il compito di individuare il soggetto cui demandare le attività di soccorso, recupero e ricovero della fauna selvatica.

Il nuovo bando di affidamento di queste attività, in scadenza nei prossimi giorni, richiede infatti ai partecipanti una serie di adempimenti che vanno dall’allestimento di un help desk o numero di telefono H24 pubblicizzato sul territorio per raccogliere le segnalazioni al personale volontario con provata esperienza, dalla copertura assicurativa di tutto il personale all’intervento entro 24 ore dalla segnalazione anche su incidenti causati da fauna selvatica (quelli stradali sono prevalentemente notturni), dal possesso di mezzi idonei al trasporto alla carta carburante, dai contenitori o casse per animali alla disponibilità di un servizio o centro in cui ricoverare gli animali. Segue la richiesta di più veterinari disponibili (nella valutazione valgono 2 punti per veterinario), lo smaltimento carcasse e finalmente la liberazione degli animali.

Sembra un insieme di servizi degni di un paese d’eccellenza, almeno sino a quando non si arriva all’importo totale onnicomprensivo previsto da questo Avviso pubblico che ci ricorda che siamo in Italia: 28.000 euro. Qualcosa che somiglia alle nozze con i fichi secchi, cui fa da corollario: “Il numero delle attività da svolgere per loro natura non è prevedibile né quantificabile”.

In poche parole: importo invariato a prescindere dal numero di interventi e dal carburante necessario per gli interventi, dal numero di animali da curare anche per mesi prima della loro liberazione e dalla quantità di farmaci per le terapie, dal numero di persone impiegabili.

Ma come è possibile mantenere “legalmente”, ad esempio, un operaio dipendente (oggi assente) che si occupi dell’alimentazione, della pulizia, della manutenzione e della sicurezza di un plesso che ospita 500 animali, tutti i giorni dell’anno? Come retribuire due veterinari, anche part time? E il resto?

È tutta qui la sintesi di come si possano accumulare migliaia di euro di debiti che farebbero chiudere non solo un Centro di consolidata esperienza senza fini di lucro ma anche qualsiasi impresa privata, ammesso che qualcuno si prenda la briga di controllare metodi e risultati.

Eppure in tutta questa storia l’aspetto economico, per quanto esso sia uno degli elementi di maggior rilievo, è solo una parte del problema.

Ci sono infatti gli animali che non hanno voce in capitolo, ma che fanno notizia solo quando una gru viene impallinata o un cigno reale viene abbattuto. Ma ci sono anche le storie di persone che credono ad un mondo dove il volontariato sia una qualità, non un castigo di Dio o una pena da espiare, l’espressione di un lavoro oscuro e prezioso, spesso ignorato come insegna la realtà quotidiana.

Comunque sia, le volontarie e i volontari del CRAS di Marina di Massa vogliono continuare a vivere la loro avventura, memori di quello che scrive Federico Rampini: “la storia siamo noi, nel senso che possiamo influire nel corso degli eventi… tenendo insieme i bisogni e le aspirazioni non di una categoria, non di una nazione ma dell’umanità intera”. E gli animali fanno parte integrante del pianeta in cui viviamo, ma bisogna ricordarlo a chi non è informato. Per questo le volontarie hanno lanciato da qualche giorno un appello su Facebook “Aiutiamo il Centro WWF l’Assiolo dei Ronchi a rimanere aperto!!!” che ha raggiunto oltre 500 adesioni in un paio di giorni.

Un appello a interessarsi direttamente del caso è stato rivolto anche al Presidente della Regione ToscanaEnrico Rossi, oltre che ai Presidenti delle Province di Massa e Lucca.

Cosa succederà il 31 gennaio?

Buona fortuna alle volontarie e ai volontari del CRAS L'Assiolo e buona fortuna a tutti gli animali sperando trovino luoghi e istituzioni migliori.

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