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Sicilia, 2012: la lentezza dei treni e la velocità del MUOS

L’ennesimo paradosso siculo che lascia i ponti crollati, i treni che si chiamano “littorine” e viaggiano a 30 km/h mentre in fretta si costruisce uno strumento di morte con migliaia di miliardi di dollari.

Era una domenica di maggio, l’8 del 2011 quando alle 10 e 30 circa un ponte della linea ferrata Caltagirone - Niscemi cedeva crollando sulla S.P. 39 che collega la città di Caltagirone con Niscemi. Con un solo colpo si interrompono due arterie di collegamento fra le due città. Da allora tutto sembra essersi congelato con l’istantanea che fissa il crollo e tutto rimane incastrato nell’immagine di un fotogramma.

Non importa se i treni non viaggiano più verso Niscemi, Gela. Se i pendolari sono costretti a rinunciare al treno ed usare l’auto propria per andare a scuola o al posto di lavoro. Sono ancora diverse centinaia i lavoratori pendolari che dall’interland di Caltagirone si riversano verso il petrolchimico di Gela. Non importa a nessuno se il trasporto di materiale altamente pericoloso prima si spostava nelle più sicure reti ferroviarie e invece adesso viaggia su gommato andando ad incrementare il già saturo trasporto viario.

L’occasione del crollo del ponte è stata anche la scusa per ridurre all’osso il numero di treni che collegano Caltagirone con Catania. Ad oggi sono solo tre i treni regionali che collegano le due città, il resto avviene con autobus che impiegano 2 ore e dieci minuti per fare un tragitto di meno di settanta chilometri. I pendolari del calatino non chiedono tanto, vorrebbero essere messi in condizione di essere ancora chiamati cittadini europei ed avere quel minimo dei servizi standard.

Si rivendica l’immediato intervento per il ripristino della tratta ferroviaria Catania – Caltagirone – Gela ed in prospettiva la ristrutturazione dell’intera linea ferrata con l’elettrificazione della tratta e la sua trasformazione in metropolitana di superficie tale da collegare gli aeroporti di Catania e di Comiso. Un servizio che coprirebbe un bacino d’utenza di circa quattrocentomila utenti che rendono compatibile il costo d’intervento. I benefici avrebbero anche una ricaduta non solo sul piano ambientale, con la riduzione di inquinamento da idrocarburi, ma anche sul piano turistico, consentendo ai turisti di muoversi all’interno del bacino delle città barocche tutelate dall’UNESCO

Per i cittadini di questo territorio la vicenda della chiusura della tratta ferroviaria appare come un affronto alla credibilità delle istituzioni che sono celeri per intervenire contro la pubblica opinione quando si deve installare il MUOS, mentre rimangono indifferenti quando gli stessi cittadini debbono subire le lentezze della burocrazia per mettere in sicurezza i pubblici servizi come lo è senz’altro la ferrovia.

 

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