All'approssimarsi del 2001 ci siamo chiesti se il millennio sarebbe finito il 31 dicembre 2000 o si fosse già concluso l'anno prima. Per la cronaca, avevano ragione i primi.
Nessuno immaginava che il vero spartiacque sarebbe giunto nove mesi più in là, martedì 11 settembre alle 9:03, ora di New York. Quando il volo United Airlines 175 trapassò la Torre Sud del WTC fu chiaro a tutti che l'altro impatto, quello del volo American Airlines 11 nella Torre Nord avvenuto 17 minuti prima, non era stato solo un incidente. In quel preciso istante si chiuse un'era iniziata il 9 novembre 1989 con la caduta del Muro di Berlino unipolare. E con essa, il duopolio euro-americocentrico della storia.
Sono passati dieci anni da quando quattro aerei si schiantarono contro i simboli della potenza americana, da quando una rapida serie di attentati portò via le nostre certezze, assieme alla vita di 2972 persone, più altre 800 (stimate) negli anni a seguire.
L'11 settembre è innanzitutto un giorno di ricordi. Le persone comuni pensano a dove fossero in quel momento, a cosa stessero facendo, a cosa provarono davanti alle immagini della tv; in altre parole, riflettono su cosa quel giorno è stato per loro. Analisti e storici, invece, sono più concentrati su ciò che sarebbe accaduto dopo; su cosa quel giorno è stato per il mondo.
Dieci anni non cambiano il ricordo, né leniscono il dolore. Forse dare un senso alla tragedia potrebbe farlo. In tanti pensano che quelle tremila persone (poco meno) abbiano meritato una tale fine solo perché americani. E con ciò dimenticando che le vittime appartenevano a ben 77 diverse nazionalità: americani, si, ma anche canadesi, inglesi, francesi, tedeschi, giapponesi. E anche italiani. Dimenticando che ognuna di loro aveva una storia, magari non troppo dissimile dalla nostra. Tremila persone per le quali martedì 11 settembre doveva essere una giornata come tutte le altre, come lunedì 10 e come credevano sarebbe stato mercoledì 12. Tremila persone che non avrebbero mai conosciuto il perché della loro morte. Come in fondo non lo comprendiamo neppure noi.
Un intero decennio non è bastato ad offrirci questa risposta.
Oggi chiunque prenda un aereo negli Usa o cerchi di visitare un edificio a Washington conserva un promemoria di come la sicurezza americana sia cambiata da quell'infausto giorno.
Un'autobomba parcheggiata ai piedi di un palazzo istituzionale è una minaccia più plausibile di un missile nucleare. Prima del 9/11, il sistema occidentale era preparato ad affrontare qualunque attacco con mezzi convenzionali ma non un'infiltrazione nel tessuto quotidiano.
È questo l'incubo del terrorismo.
Azioni come l'attentato alle Torri sono devastanti sul piano morale prima ancora che su quello della sicurezza. Gli attacchi minano la fiducia che la gente ha nel potere dei suoi governanti, da un lato, e nella civiltà di un'area ben definita del mondo, dall'altro. Instabilità politica e razzismo sono le più dirette conseguenze.
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