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Siria: bombardamenti al Sarin, ma il governo smentisce

Di Persio Flacco (---.---.---.160) 22 agosto 2013 14:20

<< Beh, basterebbe prendere in considerazione un fatto. Degli stati canaglia indicati da Reagan prima e Bush poi, l’Iraq è stato distrutto, l’Afghanistan pure, manca la Corea del Nord e l’Iran. E ora la Siria è in atto di defenestrazione.
C’è un effetto domino che è preoccupante e che si affianca a quello relativo alla Primavera Araba, che non va sottovalutato. >>

Già. Gli USA di Bush sono usciti con le ossa rotte da due guerre contemporanee (Afghanistan e Iraq, oltre a varie altre bagattelle in Africa) e i sogni di grandezza dei neocon per un nuovo secolo americano si sono infranti contro la dura realtà dei costi della guerra. Costi anche umani: in una certa fase mancava anche il personale per il turnover sul campo in Iraq. Ammazzare all’ingrosso è costoso e faticoso, e gli USA hanno scoperto di non avere risorse infinite.

Si sperava in Obama: l’outsider imposto dai cittadini statunitensi agli apparati di partito, chiamato a gestire il disastro lasciato dal predecessore e dalla banda di malfattori che aveva intorno e a far cambiare strada al paese. "Sono qui per cercare un nuovo inizio fra gli Stati Uniti ed i musulmani nel mondo, basato sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto. E sulla verità: America e Islam non devono essere in competizione.[...]" 

Una buona volontà obbligata quella di Obama, sicuramente dovuta alle risorse diventate scarse, ma anche un approccio originale del meno yankee tra i presidenti americani (e mi riferisco al modo di pensare non al colore della pelle). 

Purtroppo mancò ciò che avrebbe dovuto garantire la concreta buonafede di quell’impegno: la pace tra Israele e arabi palestinesi.

La disattivazione di quel potente catalizzatore di ogni tensione antioccidentale e anti israeliana nel mondo arabo islamico, il conflitto israelo palestinese, non ha avuto la forza di realizzarla. 

Il Congresso, colonizzato trasversalmente dalle lobby e con la presenza di un partito repubblicano mutato geneticamente dal contagio neocon, si è messo di traverso.
Ricordo che nel 2010, nel vivo delle pressioni di Obama sui contendenti per indurli a concretizzare un accordo definitivo, una folta delegazione di congressisti guidata dal senatore sionista Joe Lieberman (formalmente democratico) affiancato dal repubblicano John McCain si recò in Israele per rassicurare i governanti israeliani. Lieberman dichiarò che "Any attempt to pressure Israel, to force Israel to the negotiating table by denying Israel support, will not pass the Congress of the United States". Ovviamente le pressioni diplomatiche da sole non bastano se non implicano una qualche forma di danno in caso di diniego.

L’altra componente dell’impegno obamiano: il ritiro del supporto USA ai regimi autoritari filo occidentali, ha invece avuto qualche attuazione concreta. In Egitto, ad esempio, ha consentito il rovesciamento di Mubarak e il tentativo di istituire un regime democratico.
Purtroppo senza la risoluzione del conflitto israelo palestinese questo ha avuto il solo effetto di far emergere l’istinto di autoconservazione delle cosiddette petromonarchie, preoccupate di fare la stessa fine. Le lobby vittoriose contro il tentativo obamiano di obbligare israeliani e palestinesi ad un accordo hanno trovato una sponda ricca e potente per condurre la restaurazione dell’ordine precedente.

<<Tempo fa pensavamo con un collega al casino che avrebbe potuto creare un’instabilità nel MO che di fatto è militare, non solo economico-diplomatica come quella del 1973. E questo effetto è uno scenario da WW3, onestamente.

Tempo fa scrivevo questa cosa, al riguardo, se ti va dagli un’occhiata: http://mensantithetica.wordpress.co.... Comunque direi che il rischio escalation è reale, e le ragioni chiare. Il punto è vedere dove arriveranno. Credo il punto sarà come e fino a che punto Israele vorrà utilizzare il proprio esercito di terra, che è l’unico probabilmente in grado di competere con quello iraniano per numero, qualità e conoscenza del campo (cosa che manca agli Usa).
Comunque direi che il rischio escalation è reale, e le ragioni chiare. Il punto è vedere dove arriveranno. Credo il punto sarà come e fino a che punto Israele vorrà utilizzare il proprio esercito di terra, che è l’unico probabilmente in grado di competere con quello iraniano per numero, qualità e conoscenza del campo (cosa che manca agli Usa).>>

Non penso che sia possibile una invasione di terra dell’Iran, meno che mai da parte di Israele. Sarebbe un suicidio.

P.S. ho letto l’articolo che hai linkato. Interessante.


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