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Ma l’Italia è pronta per Nichi Vendola?

Di (---.---.---.185) 31 luglio 2010 03:19

Il fatto che Tremonti si stia tanto preoccupando di Nichi da cercare di impastoiarlo negandogli i (dovuti) contributi al piano per la sanità in Puglia mi fa ben sperare... Appena si cominceranno a preoccupare i signori del PD ne avrò la certezza!
In ogni caso, se c’è qualcun’altro di credibile all’orizzonte, mi farebbe piacere conoscerlo. Io, ad oggi, non vedo nessuno...

Un amico di penna ha risposto alla domanda fatale: "Secondo me SI, grande politico con idee nuove e soprattutto giuste.
L’Italia credo sia pronta la nomenclatura politica NO".

Concordo, soprattutto con la necessità di portare la politica su un campo di discussione nuovo: nessuno degli attori pare si sia accorto che di simil-dittatori e di simil-politbureau ne abbiam piene le tasche noi "vecchi", figuriamoci chi non ha vissuto i tempi delle diatribe (e delle battaglie) ideologiche...

Berlusconi ci ha (di)mostrato come l’elettore possa essere condizionato - Pavlov docet - con una dose di fiction frammezzata da una dose di comicità (o pseudo-satira, se preferite). Non ha importanza neanche se di destra o di sinistra, l’importante è che si rimanga incollati al mezzo televisivo, e che ci si limiti a ricevere senza la possibilità di scambiare idee con chicchessia, e - se dovesse malauguratamente capitare - poco importa, perché tanto la dipendenza dal media farà sì che ci si reincolli allo schermo per continuare ad indignarsi un po’ con un programma di "approfondimento", poi una dose di fiction, telefilm, reality, serial, etc, per anestetizzare i neuroni, poi uno spruzzo di satira per tornare ad indignarsi sorridendo, un bel quiz al quale anche da ignorante ti puoi far coinvolgere, ed infine un TG pilotato ad hoc e che finisca con una massiccia dose di calcio, non quello che serve a rinforzare le ossa, ma quello che ci rammollisce, perchè devia tutta l’aggressività verso discussioni veramente inconsistenti ed inutili: una vera anestesia cerebrale, insomma...

Non critico nessuno, sono io il primo a caderci, e, pur consapevole, a continuare a farlo. Ma non posso non constatare che, pur uscendo da casa ogni giorno, ed ogni giorno sedendomi con persone pur interessanti, non mi imbatto in una discussione politica, culturale, o che comunque ti lasci qualcosa dentro su cui riflettere e lavorare, da tempo ormai, ahimé, immemore... Siamo tornati, siamo gli uomini morti, gli uomini vuoti del nuovo millennio...

Ma torniamo a capo della discussione: mettiamo che un qualunque politico - chiamiamolo ad esempio Nichi - si accorga che c’è una strada, che è la nostra stessa necessità di comunicare, e che ribalti totalmente l’idea di politica che si è radicata nella cosiddetta prima repubblica, e che contemporaneamente si è accorta del mascheramento che si cela nella seconda, più subdola perchè più populista e sorridente e fintamente vicina al "sentire comune"...

Bene, ci siamo dentro adesso, e si chiama social network. Non che sia una via facile, ha le sue trappole, e milioni di contraddizioni, ma è una strada, un possibile percorso di scambio di idee ed informazione. Quel che più importa, è il fatto che comunque sia difficile da controllare.

I blog e le testate di controinformazione rappresentano l’approfondimento di questo nuovo modo di informare. Grillo, Travaglio ed altri sanno bene quanto del loro pubblico si diriga verso i loro siti tramite il naturale tam tam di Facebook. Ed anche a me, che non scrivo di politica da almeno dieci anni, son bastate una domanda di Lina ed un intervento di Francesco per attivare un paio di sinapsi incartapecorite. A riprova di come il mezzo funzioni, e sia in grado di risvegliar coscienze.

Se Nichi saprà davvero usare il gran potere di risvegliare quando tutti gli altri si concentrano nell’addormentare, e saprà raccogliere attorno a sé il consenso degli altri grandi movimentatori di coscienze in rete, Grillo in primis, avrà - ed avremo - delle buone possibilità di portare un po’ d’acqua corrente nello stagno in cui ci dibattiamo da decenni.

Altro è chiedere all’establichement politico "progressista" di dimostrarsi tale per davvero...


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