Il Premio Nobel Joseph Stiglitz (www.josephstiglitz.com) è stato uno dei pochi economisti che ha descritto i punti deboli del capitalismo finanziario illusionista (www.stiglitz-sen-fitoussi.fr).
Nel libro “Bancarotta. L’economia globale in caduta libera”, si analizzano e si sintetizzano in profondità le cause e gli effetti delle ultime crisi economiche (www.einaudi.it, 2010).
Innanzitutto occorre precisare che “cercare la causa prima è come sbucciare una cipolla. Ogni spiegazione dà origine a una nuova domanda a livello più profondo”. Però la causa principale più probabile potrebbe essere stata l’attivazione di imponenti e potenti incentivi finanziari centrati sul breve e brevissimo periodo che hanno fatto perdere di vista i risultati positivi nel lungo periodo. Nessuno può negare che “i soldi che girano a Wall Street e il pensiero unico del guadagno attirano sicuramente tante persone di dubbi principi morali, ma l’universalità del problema lascia intendere che il sistema presenta dei difetti strutturali” (prefazione).
Il sistema finanziario, in teoria dovrebbe autoregolarsi, ma negli ultimi venticinque anni “è stato più volte tratto in salvo dallo Stato”. E anche se “il governo era obbligato a salvare i depositanti”, non doveva “utilizzare i soldi dei contribuenti per salvare azionisti e obbligazionisti”, che avrebbero dovuto pagare insieme ai manager bancari per l’eccesso di avidità. Così, se l’ammontare delle garanzie e dei salvataggi è arrivata all’80 per centro circa del Pil americano, nel 2008, nonostante le perdite record, ci sono stati bonus record e sei delle nove banche d’affari hanno distribuito bonus per importi superiori agli utili (periodo 2008, p. 261). In realtà agli stati converrebbe finanziarie direttamente le aziende, le infrastrutture, gli studi e la ricerca invece di perdere denaro in questo modo (e si potrebbero detassare tutti gli investimenti per tre anni).
In sostanza l’abilità dei manager di oggi consiste quasi tutta nel trovare il modo di socializzare quasi tutte le perdite e di privatizzare tutti i guadagni. Infatti “Grazie ad alcune innovazioni, le banche sono riuscite ad occultare gran parte dei loro prestiti inesigibili e a farli sparire dai bilanci… alimentando ulteriormente la bolla… I nuovi strumenti denominati Cds (credit default swaps) – nati ufficialmente per gestire il rischio pur avendo in realtà lo scopo di ingannare gli organismi di vigilanza – erano talmente complessi che il rischio l’hanno amplificato”. Nel 2007, al momento del picco, si era arrivati al fenomeno assurdo per cui “i mercati finanziari assorbivano il 41 per cento dei profitti del settore aziendale” (p. 11). Nessuno voleva ricordarsi che le crisi finanziarie ci sono sempre state e tutti speravano di trovare un modo per non far morire i propri soldi passando le patate bollenti ai più scemi del villaggio globale (Storia delle crisi finanziarie, Kindleberger Charles P., Laterza, 1991).