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Viaggio nei bassi, tra i vicoli di Napoli, con lo scrittore Domenico Rea

La signora ha un fare distinto. Esce sempre con i capelli sistemati di un colore rosso cenere, ha occhiali da vista grandi che quando gli scivolano sul naso li tira su, nella posizione corretta, aggrottando la fronte. 

di Alessandro Di Rienzo

Rea osserva la vita nei bassi

Per sopportare meglio i pesi trascina con premura un carrello di tela plastificata e quando gira per il mercato rionale compra, raccomando al venditore, il peso esatto della mercanzia. Conta poi scrupolosamente i soldi, se sono monete li trattiene nella mano mentre le banconote trovano riparo con un fazzoletto nel reggiseno. Quando è a casa indossa sempre un grembiule scamiciato, che cucini, pulisca o rammendi. A pranzo la domenica e a cena in settimana le fanno visita i nipoti che pure lavorano nelle officine del quartiere. Io so della signora mia vicina più di quanto lei sappia di me, anche se mi scruta a ogni mio passaggio, almeno per quelli diurni, perché la signora abita in un basso.

Le sono affezionato perché mi ricorda nella grazia mia nonna paterna, immagine che associo per i racconti all’ultima guerra e anche perché, per quanto superficiale, è una frequentazione quotidiana. A lei pensavo mentre il libraio ed editore Raimondo Di Maio leggeva, durante una passeggiata pubblica sulla Pedamentina, il brano numero 25 dei “Pensieri della notte” di Domenico Rea: “Non avevo mai visto nulla di più tetro. Il basso è al livello delle fogne. Convive con i residui della strada, con i topi, gli scarafaggi, i vermi, i serpentelli, le farfalle nere, i tafani, le pulci e le zanzare più mordaci. Vi regna il freddo freddissimo d'inverno e il caldo caldissimo d’estate”.

Bassi di Napoli

Lì per lì provai un moto di difesa verso la mia vicina oltraggiata da uno scrittore di cui poco sapevo. “Neanche Pulcinella, che nacque ad Acerra, in aperta e ariosa campagna, conobbe la miseria e gli orrori del basso. Come un quadro dì Van Gogh il basso è un'ossessione”. Rimuginandoci nei giorni a seguire cambiai opinione e leggendolo mi affezionai ad uno scrittore che non era annoverato tra gli eretici, gli ortodossi o i benedetti dal Pci ma che, nonostante un vezzoso dandinismo, leggeva Napoli e la sua provincia con spesse lenti di critica sociale, tra le più radicali che si possano scoprire dal dopoguerra a oggi. Con l’associazione Kosmopolis e grazie al sostegno della Fondazione Pianoterra abbiamo cominciato e leggere i testi di Rea in quattro scuole medie superiori di Napoli e, tramite le sue parole, a scoprire gli ancora innumerevoli bassi che esistono nella nostra città. Il progetto durerà fino ad ottobre e si concluderà con una mostra del pittore siciliano Giovanni Robustelli.

Così i ragazzi di Chiaia “hanno visto qualcosa che prima guardavano senza notare troppo – spiega la professoressa Elsa Nuzzo – luoghi dove la vita si riduce al grado zero, senza catarsi, immota e immonda, rivelando l’artificio della retorica che, in un senso o nell’altro, condanna Napoli”. Tra i vicoli del centro antico il paragone è tra la città di oggi rispetto quella degli anni ‘80, la città del dopo-colera e dopo-terremoto. Allora fu gentrificazione, la borghesia e l’aristocrazia lasciò gli antichi palazzi per Chiaia e per Posillipo, il ceto medio per Fuorigrotta e per i quartieri intorno al Vomero; per l’economia del vicolo fu stagnazione, recessione. Per usare una parola cara a Rea a restarci nei vicoli fu solo la plebe.

“Oggi – ricorda la professoressa - sotto l’assedio delle nuove icone del turismo abbiamo scoperto le persone”. Ve ne sono ancora e girato l’angolo del centro storico le nostre facce si alternano a visi orientali, slavi, latini. In scuole di altri quartieri Rea ha fornito, ancora oggi, strumenti di critica ed emancipazione: “Si, mio zio abita in un basso. Non ha un lavoro, la moglie? Neanche. Hanno un figlio? Sì, solo uno. Solo uno. Perché la vita con una famiglia allargata è molto più cara, lo sapete no? [...] Dopo la morte di mia nonna, visto che era lei che con la pensione ti pagava l’affitto, ti sei spento anche tu. Ti sei spento e ti ho visto calzare con vestiti più lunghi perché nonostante noi ti aiutassimo non avevi voglia di mangiare. Ma tanto sei felice, no? Lo ripeti sempre. “I problemi sono altri” mi ripeti. Posso capire questi grandi problemi di cui mi parlate quali sono?”, ha scritto in un tema una studentessa della Sanità.

Domenico Rea

Annotava nei taccuini Camus “che per i ricchi il cielo, essendo un dono in sovrappiù, sembra un dono naturale; sono solo i poveri che gli restituiscono il suo carattere di grazia infinita”. Ora è il momento di mischiare le scuole e gli studenti, l’occasione è una opera murale di Robustelli sugli scalini Giuseppe Piazzi, un basso fermo nel tempo e sul muro di fronte lo sguardo indagatore di Rea. Sugli scalini di “Ieri, oggi e domani” una lettura diversa di Napoli: i bassi sono ancora, allo stesso tempo, una condanna sociale di parte della nostra società ed un deterrente alla perdita di identità, alla occidentalizzazione omologante, della nostra cultura.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.80) 14 maggio 18:04

    Toc o Tuc > Premesso che non è dato sapere quanti cittadini hanno subito il blocco della fornitura di luce e/o gas. Di sicuro non sono passati degli anni dal mancato pagamento della bolletta.


    Cronaca.

    Difficile è negare che certi gesti “caritatevoli” (come colti dai media) hanno poca assonanza con il dettato evangelico dell’aiutare il prossimo in modo silenzioso, discreto e riservato,


    Primo. A certe “figure” pubbliche i disagi ed i problemi di un palazzo con centinaia di condomini sono noti ben prima che la situazione precipiti.

    A tali “alti livelli”, attivando i giusti contatti, non servono dei blitz per rompere (dentro un pozzetto!) i sigilli apposti a una linea elettrica.

    Al limite basta che trovino un ragionevole piano di compromesso con l‘azienda erogatrice (creditrice).


    Secondo. Aldilà delle loro dichiarazioni, dei soggetti così “altolocati” non possono non sapere che, per svariate ragioni, non rischiano comunque delle reali/serie conseguenze d’ordine legale.

    E da cotanto ‘boomincassare altri 8xmille non fa certo dispiacere.


    Ergo. Mal si sposa con il dettato evangelico (compresa la storia del buon samaritano) un intervento che appare presuntuoso; se non pretestuoso e un tantino prepotente. Ben più rumoroso del semplice toc-toc.

    Anche nel paese de Il Barbiere e il Lupo non mancano gesti …

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