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Venezia: la storia attraverso le monete

Luigino Rancan, storico di Lonigo (Vicenza), cultore di storia veneziana ed ex presidente del locale Circolo Filatelico Numismatico ci ha parlato di una sua passione: lo studio della moneta antica e della storia attraverso i sistemi numismatici. Di storia si può parlare non solo con i documenti e/o con gli edifici, ma anche attraverso le monete e le immagini impresse sulle facce.

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Grosso veneziano

La moneta veneziana, raccontava la storia del periodo, non commemorava il passato. Quello che succedeva era riportato sulle monete, come per tutti gli altri popoli. Per oltre mille anni (il 1° doge fu del 697, l'ultimo del 1797), Venezia era l'unica nazione della futura Italia ad avere territori oltre i confini italiani, fino a Rodi e Creta.

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Denaro veneziano

Quindi riportiamo il racconto che ci ha fatto Rancan sulle monete veneziane: la prima è dell'814, si chiamava “denaro” e dimostrava che Venezia era una vera città-stato indipendente. È il 1° documento metallico con la scritta “Venecias”, dimostrazione di potere politico ed economico. Carlo Magno creò per primo la moneta unica, valida per tutta l'Europa, con riportato il nome di ogni città. Venezia accettò una moneta con impresso Sacro Romano Impero, per agevolare i propri commerci “esteri”.

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Ducato d’oro 1400

Ma il “mercato interno” era basato su una moneta bizantina, il “solido”. Il Doge fece portare a Venezia il corpo di San Marco, fatto che diede alla città importanza oltre a qualsiasi altra dello stesso periodo. Il Doge diventerà il “conduttore” del popolo grazie al corpo del Santo, un potere che gli viene riconosciuto anche dal Vescovo. Quindi, il denaro assume potere economico e anche religioso.

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£ira veneziana

Nel 1204 in città arriva il “Tesoro di San Marco”, quando Venezia guidò la IV crociata: per l'occasione venne creato il “grosso”, moneta con l'effigie sul dritto del Santo che porge il vessillo al Doge, sul rovescio l'immagine di Cristo. San Marco è il tramite tra il Doge (e la popolazione veneziana) e il Cristo.

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Osella

Nel 1400 venne coniato un “Ducato d'oro”, più puro di quello di Firenze, con il motto che il Cristo governa lo Stato veneziano. Il Doge compare in ginocchio davanti a San Marco, sottomesso a Dio. Uno strumento economico attraverso cui Venezia conquistò il mondo: tutte le merci provenienti dall'Oriente vennero pagate in ducati veneziani. “Oro di Venezia, oro della cristianità” disse il doge Steno.

La moneta di Venezia venne copiata in tutto il mondo, per peso, forma e dicitura, anche nell'India e Nepal dell'epoca.

Quando inizio ad arrivare l'argento dalle Americhe, le monete d'oro subirono una svalutazione e Venezia dovette adeguarsi a questo, coniando una moneta “pesante” con più argento, del peso di 20 soldi: era la £ira, la prima £ira al mondo.

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Mezza Giustina ritrovata a Belfiore (VR)

Nel 1521, il Doge decise di regalare a ogni nobile una moneta del valore pari a 5 anatre, per rispettare la legge che impone al Doge un dono verso gli elettori: fu chiamata “Osella”. Fino al 1797, tutti i Dogi donarono ai propri nobili elettori una Osella, su cui veniva raffigurato ogni anno l'evento più importante della Serenissima. E' una specie di diario della Repubblica, costituito dalle effigie delle monete.

Nel 1763 si inizia a farsi sentire la decadenza della Repubblica di Venezia: venne coniata una moneta simile ai talleri di Maria Teresa d'Austria. È la prima volta che Venezia imita qualche altro Stato. Pure il Leone ivi raffigurato si volgeva all'indietro.

Mancava poco alla fine della Repubblica: trentanni dopo arrivò la Rivoluzione francese e con essa nel 1796, la Campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte. Venezia si trovava sulla strada per Vienna, a cui mirava il generale corso: nonostante la proclamata “neutralità”, il 12 maggio 1797, l'ultimo doge Ludovico Manin autorizzò l'innalzamento dell”albero della libertà”, simbolo della Rivoluzione francese in piazza San Marco.

Molti studi sono stati fatti e sono tuttora in approfondimento, per capire la caduta di Venezia, a partire dalla scoperta dell'America, probabilmente il fatto economicamente più rilevante che segnò il destino della Serenissima Repubblica.

Intanto, nel maggio scorso, Luigino Rancan ha presentato il suo volume guida “La religiosità nella Repubblica di Venezia nelle immagini delle sue monete”, in cui le effigi dei santi vengono abbinate alle attività economiche delle popolazioni venete.

Il più rappresentato sulle monete è San Marco evangelista, ma anche altre figure religiose appaiono negli strumenti di valuta corrente emessi nel corso dei secoli. Le monete più preziose, come gli zecchini, riportavano l’immagine di Cristo e un altro santo molto popolare fu Sant’Antonio da Padova. Altri uomini di fede meno noti, come San Doimo di Spalato e San Trifone di Cattaro, testimoniano della presenza della Serenissima nella zona della Dalmazia, Albania, isole della Greicia.

Attraverso le raffigurazioni delle monete si dipana la storia di un vasto universo religioso e civile, un modo diverso per approfondire la vita nei secoli nei territori di Venezia.

A Belfiore (Verona), ritrovata una moneta veneziana

In una vecchia stalla di Belfiore, da molti anni inutilizzata, durante lavori di pulizia e riordino è stata rinvenuta una moneta veneziana.

Incuriosite, le proprietarie ce l'hanno fatta vedere e fotografare: si tratta di una moneta del periodo del LXXXVII doge Nicolò Da Ponte, dal 1578 al 1585. Una mezza giustina maggiore da 80 soldi. Argento gr. 17,37. Sul dritto abbiamo San Marco, benedicente, seduto a sinistra, consegna il vessillo al doge inginocchiato che lo prende con la mano sinistra; sulla banderuola leone gradiente a sx; all'esergo DVX. Sul rovescio Santa Giustina, stante di prospetto, il seno trafitto da un pugnale, tiene la palma del martirio e il libro; dietro leone alato accosciato; all'esergo 80.

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