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di Damiano Mazzotti (sito) venerdì 19 marzo 2010 - 0 commento oknotizie
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Una grande lezione di criminologia: alla ricerca della moralità perduta

"Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali" è un ottimo libro che può aiutare tutti noi a capire meglio le basi psicologiche della moralità (www.raffaellocortina.it, 2009).

Una grande lezione di criminologia: alla ricerca della moralità perduta

L’opera è molto ampia e approfondita e quindi molto adatta a studenti e operatori del settore. Gli autori sono Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali, due criminologi dell’Università di Milano-Bicocca, che hanno deciso di esaminare alcune moderne teorie criminologiche e di valutare a fondo la carriera di alcuni dei peggiori criminali. Tutte le persone intervistate erano state “condannate definitivamente a pene molto severe per delitti gravissimi (omicidio e violenza sessuale), dei quali, già nel corso del processo, si erano dichiarate responsabili” (p. 12).

I due autori analizzano il pensiero di due criminologi americani poco conosciuti in Italia, dove si continua a preferire la logica perdonista, burocratica, semplicista, acritica, che ancora oggi intende perdonare molti criminali recidivi, evidentemente non pentiti. Il primo è Lonnie Athens, un criminologo nato in mezzo alla violenza e un interazionista simbolico che considera i rapporti umani come un sistema di relazioni di dare e avere tra soggetti interdipendenti che usano dei modelli interpretativi individuali, più o meno condivisi. Il criminale aderisce a una sottocultura e a una comunità alternativa attraverso una forma di socializzazione violenta, costellata da episodi di brutalizzazione e “violentizzazione”. Il secondo è Jonathan Haidt, che ha sviluppato il modello sociointuizionista (SIM). Questo paradigma eclettico “tiene conto dei dati provenienti dalle ricerche empiriche (quelle svolte da neuro scienziati), nonché dalle riflessioni storico-filosofiche, psicologiche, sociopolitiche e artistico-letterarie sulla natura della moralità umana” (p. 55).

In sostanza se si segue l’evoluzione storica del famoso “processo di civilizzazione” descritto da Norbert Elias (1939), si può capire meglio questa definizione di Francesco Viganò: oggi “Il passaggio alle “vie di fatto”, il mettere le mani addosso” marca la soglia oltre la quale i conflitti intersoggettivi perdono immediatamente ogni connotato di “adeguatezza” sociale e vengono per ciò stesso stigmatizzati come brutali, primitivi e violenti” (2002).

Comunque riporto qui di seguito tutte le possibili definizioni di condotta violenta del diritto penale (Viganò, 2002):

1) Chi cagiona la morte o un danno all’integrità fisica di una persona, o esercita attivamente una forza fisica, direttamente o attraverso mezzi meccanici, sul corpo di una persona;

2) Chi espone una persona a un pericolo imminente di morte o di danno all’integrità fisica;

3) Chi pone una persona in stato di incapacità, anche parziale di intendere e di volere;

4) Chi impedisce a una persona di allontanarsi dal luogo in cui attualmente si trova;

5) Chi danneggia, trasforma ovvero muta la destinazione naturale di una cosa;


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