Ombre sulla visita di Benedetto XVI in Messico.
Ieri i giornali d'oltreoceano titolavano "Un nuovo Papa Messicano" per sottolineare l'entusiasmo con cui la città di Guanajuato e il Messico hanno ricevuto il pontefice e auspicare una rinnovata azione apostolica nei paesi ispanofoni dell'America Latina.
Oggi è il turno di Cuba. In Brasile c'è già stato nel 2007 e ci tornerà nel 2013, ma è un caso un po' a parte (vedi foto-grafico in fondo). Ratzinger ha incontrato il presidente Felipe Calderón e c'è stato il primo bagno di folla che, senza dubbio, sarà seguito da quello di oggi alla collina del Cubilete (vedi articolo sintesi qui). Ciononostante (e indipendentemente dalle simpatie e credenze religiose dei vari analisti che ne hanno parlato) ci sono alcune ombre sulla visita di Benedetto XVI che da qualche settimana a questa parte sono state al centro del dibattito nei media messicani. In Italia non se n'è parlato, ma vediamo rapidamente quali sono:
1) I costi straordinari per l'erario statale, già impoverito e in costante emergenza, e per i comuni della regione di Guanajuato hanno superato i 100 milioni di dollari e non tutti sono finiti, logicamente, in infrastrutture e investimenti lungimiranti e produttivi. Ok, è una visita di Stato, ci può stare. Ma non è proprio così, infatti, il Vaticano e l'episcopato (sotto il mantello della visita di Stato) parlano di una visita eminentemente pastorale, rivolta ai cattolici. Allora i dubbi sulle spese sostenuti da tutti i messicani (che sono cattolici solo all'82%) sono legittimi.
2) Si viene a saldare un debito, hanno dichiarato in più occasioni le gerarchie cattoliche messicane. La regione è stata abbandonata. Infatti, il Brasile ha "solo" il 68% di cattolici e l'America Centrale in certe zone è scesa intorno al 50% della popolazione, quindi avanzano i movimenti pentecostali, il protestantesimo e anche le altre religioni. La visita mira a recuperare un po' il tempo e i fedeli perduti (come è legittimo attendersi, per carità).
3) Il Papa non incontrerà le vittime del padre pedofilo (che ha anche 6 figli sparsi per il mondo) Marcial Maciel, fondatore della influente congregazione dei Legionari di Cristo in Messico, nonostante lo abbia fatto in altri paesi, anche in Europa. Ci si chiede come mai non voglia affrontare e in qualche modo sanare il problema qui. Forse perché la Chiesa è meno presentabile: sta per uscire, infatti, un libro “La volontà di non sapere”, dei ricercatori messicani Barba, Athié e González che ripercorrono la vicenda di Marcial Maciel. A sei anni dalla presa di distanza del Vaticano e a quattro dalla sua morte, gli studiosi mostrano ora i documenti che spiegano come a Roma già dagli anni quaranta fossero noti i comportamenti deviati del sacerdote (e nessuno abbia fatto nulla). Nel 2006 fu semplicemente ordinato a Maciel di ritirarsi a vita privata e in preghiera, bella compensazione per le vittime.
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