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Turchia: il sogno del Sultano diventa realtà

Passa sotto tono, ora che la Turchia è sottoposta ad una purga di modello staliniano, la scelta dei muezzin di riutilizzare i minareti dell’ex basilica di Santa Sofia, successivamente adattata a moschea e ora spazio museale, per chiamare alla preghiera i musulmani, come anche le incursioni, all’indomani del tentato golpe, alle chiese cristiane.

Il presidente turco Erdogan, dopo aver seguito con prudenza l’insegnamento dell’egiziano Al Sisi, nell’affermare che in un paese in guerra contro il terrorismo non si possono applicare i Diritti umani come vengono intesi dall’Occidente, è diventando insofferente verso ogni situazione da lui non contemplata e ha spinto il pedale dell’acceleratore repressivo.

Quello di Erdogan è un regime che vuol governare facile, togliendo l’immunità per i deputati, e i curdi rischiano l'arresto, sempre più squilibrata verso un sistema Autoritario, dove i Diritti Umani sono una pura Utopia per essere barattati con una controversa sensazione di sicurezza.

Se mai in Turchia si poteva parlare di “presunzione d’innocenza”, ora, a tutti gli effetti, regna la presunzione di colpevolezza per chi si pone all’opposizione o semplicemente dissidenti, che ha portato il Sultano a redigere copiose liste di proscrizione.

Liste, proditoriamente preparate, che stanno portando velocemente a quota 70mila tra persone incarcerate (circa 10mila) e quelli licenziati e allontanati da ogni possibilità di lavorare e senza passaporto, non solo per il sospetto di aver partecipato al golpe, ma anche chi viene indiziato di simpatizzare con il movimento del Fethullah Gülen.

Un Movimento quello di Hizmet che Fethullah Gülen ha fondato su di un impero mediatico per promuovere l'idea di un Islam capace di misurarsi con la tecnologia, la modernità e la globalizzazione.

Un Sultano che sbandiera le pubbliche virtù, tenendo i vizi molto privati, e libera posti di lavoro per i suoi accoliti: un golpe per rimettere in moto l’economia e far pulizia tra gli stessi sostenitori di Erdogan ritenuti non più tanto fedeli.

Si può ricondurre l’inizio di questo giro di vite sulle libertà civili con le pressioni e le incarcerazioni di giornalisti e intellettuali sino alla repressione muscolare che il regime turco ha effettuato per arginare le proteste di Gezi Park del 2013, iniziate per salvaguardare l’omonimo spazio verde di Istambul dalla speculazione immobiliare che lo minacciava.

Il Sultano Erdogan, dopo aver guardato al Pascià Al-Sisi, riallaccia i rapporti con lo Zar Putin per garantirsi i turisti russi e l’appoggio per una eventuale rottura con la Ue all’orizzonte, e, dopo aver smesso di chiudere gli occhi sui traffici di confine del Califfo, riesce ha superare anche i dissapori, dopo il raid israeliano alla nave turca che portava aiuti a Gaza, di sei lunghi anni con Israele per poter avere eventualmente un avvocato alla corte statunitense.

Sembrano ormai lontani i giorni che il Presidente Obama riteneva Recep Tayyip Erdogan un nuovo tipo di leader musulmano capace di incarnare "un uomo di principi, e anche un uomo d'azione", accezioni positive che ora appaiono come un nefasto presagio per il clima di terrore che un certo tipo di islamismo sta prevalendo su di uno stato laico.

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