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Turchia, cinque anni fa l’assassinio di Hrant Dink. Lo Stato ne esce pulito

Oggi sono cinque anni che Hrant Dink, un uomo dai modi garbati, giornalista, attivista per i diritti umani, non c’è più.

Lo ammazzarono il 19 gennaio 2007 a Istanbul, a causa delle sue idee, che riportava sul giornale bilingue turco e armeno AgosParlava di diritti, di minoranze, di identità turca e armena e contestava la versione ufficiale dello stato turco sul massacro degli armeni del 1915 (qui riproponiamo una sua intervista della fine del 2006): un nervo scoperto che provoca continue frizioni e crisi diplomatiche.

Secondo la giustizia turca, Dink ha pagato sì per le sue idee, ma la responsabilità va fatta ricadere su due sole persone: un esaltato nazionalista di 17 anni, Ogun Samast,  inizialmente condannato all’ergastolo, con pena poi ridotta a 23 anni proprio a causa della sua minore età al momento del reato; e un 31enne, Yasal Hayal, condannato proprio pochi giorni fa al carcere a vita mentre altri 19 imputati venivano assolti dall’accusa di far parte di un gruppo terrorista (nella foto una manifestazione per chiedere giustizia).

Del coinvolgimento di funzionari dello stato turco in questo delitto politico si parla insistentemente e se ne è parlato di nuovo ieri, alla fine del processo. La Corte europea dei diritti umani, nel 2010, ha condannato la Turchia a risarcire alla famiglia Dink 105.000 euro e a sostenere le spese processuali per un totale di 28.595 euro. Secondo la Corte di Strasburgo, nonostante i vari segnali di un piano per ucciderlo, le autorità turche non garantirono a Dink protezione adeguata.

Persino la magistratura turca ha dovuto ammettere che qualcosa è andato storto, quando nel giugno scorso ha condannato il colonnello Ali Oz e altri sei agenti della gendarmeria di Trebisonda per negligenza, ovvero per non aver riferito informazioni che avrebbero potuto impedire l’omicidio.

Ricapitoliamo: Dink era nel mirino. Lo era almeno da quando, nel 2005, era stato condannato a sei mesi, con sospensione della pena, per aver “denigrato l’identità turca” nei suoi scritti sui cittadini turchi di origine armena. Un giudice turco riconosce che dei funzionari dello stato erano a conoscenza che c’era un piano per ucciderlo ma, negligentemente, non le hanno riferite. La Corte europea per i diritti umani decreta che non è stato protetto adeguatamente. Da chi? Chi voleva eliminarlo?

Come c’è una versione ufficiale sul massacro degli armeni, ora c’è anche una versione ufficiale sull’omicidio di Hrant Dink: un gesto isolato, lo stato non c’entra niente.

 

 

 

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