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 Home page > Tempo Libero > Incredibile ma vero! > Tra tsunami e insensibilità umana, il ritorno di Mary Yuranda

Tra tsunami e insensibilità umana, il ritorno di Mary Yuranda

E' ancora vivo il ricordo dello tsunami seguito al violentissimo terremoto di magnitudo 9.3 che colpì l'Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia) il 26 dicembre 2004.

Sempre nello stesso mese il 06 dicembre 2016, alle 23,03 ora italiana, un altro sisma, molto più leggero, ma che ha causato altre vittime, si è abbattuto sull'isola di Sumatra... Quello del dicembre 2004, olte ai disastri, diede vita a storie umane che hanno toccato i cuori di molti nel mondo, ed una delle quali è la seguente: il ritorno di Mary Yuranda, Una storia che ha fatto commuovere il mondo.

Quella di Mary Wati Yuranda, strappata dalle braccia della madre dalle acque dello tsunami che si abbattè sulle coste dell’ Oceano Indiano il 26 dicembre 2004. Mary allora aveva 8 anni; fino a quel giorno aveva vissuto con la sua famiglia nel villaggio di Ujong Baroh, nel territorio autonomo di Aceh, all’estremità settentrionale dell’isola di Sumatra. Quando le forze della natura si abbatterono sul villaggio lei era in compagnia della madre, che cercò in tutti i modi di metterla in salvo, ma l’acqua la strappò letteralmente dalle sue mani, e da quel momento di Mary non si seppe più nulla.

Dopo settimane di ricerche i genitori si rassegnarono a considerarla morta, ma il 21 dicembre 2011, a quasi 7 anni esatti dalla sua scomparsa, in un bar del paese, si presenta una ragazza di 15 anni, sporca e coperta di miseri cenci, che racconta di essere stata trascinata via dalle acque durante quel disastroso tsunami, che provocò la morte di oltre 200 mila persone, e che la trascinò fino ad un villaggio vicino, Meulaboh, dove una donna la raccolse ed in seguito la mandò a mendicare per strada.

Costretta a lasciarsi alle spalle la sua famiglia, vittima della natura e a divenire donna nelle sofferenze della povertà assoluta finalmente, in quel lontano mercoledì 21 dicembre 2011, riuscì a ritornare nel suo villaggio natio.
A chi l’ascoltava fece il nome del nonno, il quale avvisato della presenza della ragazza, insieme ai genitori, potè riconoscerla grazie ad alcune voglie sull’addome e ad un neo e cicatrice presenti sul viso. Una storia vera, drammatica ma a lieto fine, che ebbe come protagonisti: una ragazza, la forza della natura e l’insensibilità umana.

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