Dopo l'uccisione di Zhou Zheng e della piccola Joy, le forze dell'ordine lavorano senza sosta per assicuirare alla giustizia i colpevoli, ma il quartiere si ferma per un momento di preghiera e per chiedere pace e una città senza più violenza
Fermarsi in una città caotica come Roma, in una domenica pomeriggio dove il sole scalda la giornata e i saldi sono appena iniziati, non sembra così scontato, ma in molti ne hanno sentito l’esigenza dopo i tragici avvenimenti di mercoledì a Torpignattara.
Mentre le forze dell’ordine sono impegnate senza sosta per individuare i killer di Zhou Zheng, 31 anni, e di sua figlia Joy, di soli nove mesi, con un susseguirsi di notizie (i carabinieri starebbero cercando due magrebini pregiudicati che dopo aver aperto il fuoco su Zhou sarebbero stati presi dal panico e avrebbero lasciato diverse tracce utili agli investigatori per individuarli), il quartiere si ferma e si stringe intorno alla famiglia delle vittime.
Così è stato ieri (8 gennaio) quando nella chiesa di San Barnaba, a Torpignattara, a pochi metri dal luogo del terribile agguato, si sono riuniti in centinaia nel cortile della chiesa per un momento di preghiera e riflessione promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, un gesto di pace per una città senza più violenza, e un piccolo pellegrinaggio che ha portato i tanti partecipanti dalla chiesa al luogo del delitto per depositare fiori e messaggi di solidarietà alla famiglia.
Don Matteo Zuppi, della Comunità di Sant’Egidio, guardando la folla che chiede pace, dice: “Questa è la città che vogliamo.” Una città senza più violenza. Il parroco ha sottolineato che non è importante solo capire cosa sia successo o chi sia stato, ma anche riflettere sulla violenza in sé. Gli fa eco un altro sacerdote, don Mario Trainotti, parroco della chiesa, con un appello ai killer: “Cercate di trovare umanità, di cambiare.”
Più tardi sarà il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, accompagnato dalla moglie, Isabella Rauti, a fermarsi per un momento di preghiera davanti al luogo che in queste ore è diventato il simbolo della violenza della città. E' lo stesso sindaco a dire che l'operato delle forze dell’ordine: “Non si deve fermare neanche dopo la scoperta, che speriamo vicina, degli assassini di Zhou e di Joy, ma deve continuare tutto il tempo necessario fino a quando non ci sarà la certezza che dentro la città di Roma, capitale della Repubblica, non esistono più zone a rischio e territori fuori controllo.”
E ci si prepara alle manifestazioni che domani vedranno molti sfilare per le vie del quartiere e della città, per non lasciare sola la famiglia cinese, ma anche per dire che la violenza fa paura, e questa città sta diventando sempre più violenta.
Infatti quello di Torpignattara è solo l’ultimo di una scia di sangue che ha bagnato la capitale, facendo emergere un dato allarmante, la presenza massiccia nella capitale di bande legate alla criminalità organizzata, in guerra tra loro per spartirsi il mercato. Tanto che in molti paragonano l’ultimo anno al periodo in cui nella capitale era