Nel libro “L’inganno e la paura. Il mito del caos globale” (www.saggiatore.it, 2009), il Prof. Pino Arlacchi ci svela l’inganno catastrofista sul terrorismo, che serve probabilmente a mascherare gli inganni finanziari e l’incapacità di una classe politica che non riesce a gestire l’onnipotenza finanziaria delle banche private che ha fatto impazzire l’economia.
Del resto l’industria mediatica e l’apparato militare-industriale americano hanno bisogno di drammi e catastrofi per vendere meglio i loro “prodotti” e devono esagerare o inventare minacce per affermare il loro potere (già nel 1961 il presidente ex generale Eisenhower denunciò questi pericoli nel suo discorso di addio). L’opera di Arlacchi, che è una mirabile visione a 360 gradi del fenomeno più immorale e bestiale creato dalla specie umana, è una delle migliori trattazioni multidisciplinari della guerra: si tocca la storia,la sociologia, l’etologia, la psicologia e l’antropologia (per un’analisi più “letteraria” consiglio invece il libro di Joanna Bourke: “Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia”; e per approfondire il punto di vista socioeconomico consiglio di leggere “La grande trasformazione” di Polanyi, e “Cose viste. Viaggio attraverso un secolo di economia” di John Galbraith).
Ma veniamo al nocciolo della questione del pericolo del terrorismo… La realtà delle statistiche conferma che gli atti di terrorismo sono in netto calo dal 1980 ad oggi (fonti: Iterate, Rand-Mipt e Tweed), cosa che è in linea con il processo di civilizzazione: e cioè il trend plurisecolare di diminuzione delle guerre e della violenza interpersonale privata (Norbert Elias). Non sarei però così ottimista come l’autore sugli sviluppi futuri: nella cartina presente a p. 180 del libro si può verificare che il 90% dei recenti conflitti armati sono scoppiati in Africa e Asia, in Paesi con una forza presenza di cultura islamica fondamentalista. E la cultura fondamentalista è in aumento, e purtroppo lo è in genere anche il tasso di natalità delle persone fondamentaliste. A questo proposito citerei un’altra fonte, che conferma la bassa incidenza dei pericoli derivanti dal terrorismo ma l’alta pericolosità del fondamentalismo islamico: “Penso che l’Indonesia sia un caso interessante, che merita di essere studiato. Quando il miracolo economico asiatico andava a gonfie vele, l’Indonesia aveva ancora una forma di islam che si sarebbe potuta definire culturale, simile alla situazione in Turchia. Non sarebbe stato facile incontrare il fondamentalismo prima del 1994. Quando si verificò il miracolo economico asiatico, però, la maggioranza dei benestanti lasciò il paese, il sistema di istruzione crollò e dallo Yemen arrivarono le “madrasa”, che insegnano l’islam estremista (in gran parte gratuite per gli indonesiani poiché sono finanziate dal petrolio). A partire dal 1995, l’Indonesia ha visto crescere il fondamentalismo”. Non è l’istruzione, ma il suo contenuto, a rivestire particolare importanza (tratto dal libro di Alan B. Krueger, Terroristi perché. Le cause economiche e politiche, 2009).
Una bella lezione di vita. Complimenti Mauro Bonaccorso
25/02 21:54 - mabo