Terra bruciata attorno a Matteo Messina Denaro. Tra gli 11 arrestati anche il sindaco
Quando qualche giorno fa veniva arrestato il superlatitante Michele Zagaria, l’auspicio era quello di poter presto acciuffare Matteo Messina Denaro, il superlatitante considerato al vertice di cosa nostra. Ed effettivamente gli inquirenti hanno continuato a lavorare con tenacia stringendo sempre più il cerchio attorno al figlio di don Ciccio di cui, lo scorso luglio, il servizio di polizia scientifica della Polizia di Stato, utilizzando una nuova tecnica, l'Age Progression, basata sull'evoluzione di un volto calcolando il trascorrere del tempo, ne aveva diffuso, quattro anni dopo il primo del 2007, il nuovo identikit.
Questa mattina, infatti, gli agenti hanno portato a termine un’operazione decapitando la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara (Trapani), ritenuta una delle ultime roccaforti del ricercato numero uno. L'inchiesta, coordinata dal Procuratore Aggiunto della Dda Maria Teresa Principato e dai Sostituti Procuratori Marzia Sabella e Pierangelo Padova, si è concentrata oltre che sull'attività di importanti uomini d'onore anche su alcuni «insospettabili» accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni.
Le indagini dei carabinieri hanno permesso di far luce sugli assetti e le dinamiche criminali della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, storicamente una delle più attive del mandamento di Castelvetrano retto da Matteo Messina Denaro. In particolare è stata accertata la rivalità tra due opposti schieramenti riconducibili rispettivamente all'anziano boss Leonardo Bonafede e a Francesco Luppino, arrestato di recente nell'ambito dell'operazione «Golem», ritenuto uno dei fiancheggiatori del latitante trapanese. In manette 11 persone, tra cui lo stesso sindaco di Campobello Ciro Caravà, indagato per associazione di tipo mafioso.
Il primo cittadino di Campobello di Mazara, in carica dal giugno del 2006 e rieletto nelle ultime amministrative nel maggio 2011, era considerato «l'espressione politica della locale consorteria mafiosa». Per non destare sospetti aveva deciso di fare costituire il Comune parte civile nei processi a carico del boss Matteo Messina Denaro, ma secondo gli investigatori Ciro Caravà sarebbe stato vicino al latitante e alla famiglia mafiosa della zona. Lui, infatti, amministratore di lungo corso, è sempre stato in prima fila nelle iniziative antimafia come l'inaugurazione di un centro dell'Avis, avvenuta un anno fa su un fondo confiscato al boss locale Nunzio Spezia, morto nel 2009.
Alla guida di una giunta di centrosinistra, vicino al Pd, Caravà, 52 anni, ragioniere, è stato consigliere comunale dal 2001 al 2006, anno in cui fu eletto sindaco in quota Democrazia europea, la formazione politica promossa dall'ex leader della Cisl Sergio D'Antoni. Al ballottaggio si impose sul sindaco uscente Daniele Mangiaracina, candidato del centrodestra.