Quando i 2 referendum sull’acqua pubblica, quello sul nucleare e quello sul legittimo impedimento sono stati promossi non pochi - anche in buona fede - erano preoccupati del risultato, perché convinti che non sarebbe stato raggiunto il quorum necessario per la loro validità. Hanno sbagliato.
Il quorum è stato raggiunto per i 4 referendum e le norme sono state abrogate. Tanto è vero che subito dopo c’è stato chi, preso dall’entusiasmo per il risultato ottenuto il 12/13 giugno, ha promosso a tambur battente un nuovo referendum sulla legge elettorale, che dovrebbe svolgersi nella primavera prossima, salvo elezioni anticipate.
Il senso politico della campagna referendaria, che ha portato al successo del 12/13 giugno, invece sembra essersi in buona parte smarrito. Eppure subito dopo il successo del 12/13 giugno scorso sembrava aperta una riflessione anche sui risvolti più direttamente politici dei referendum, perfino con qualche entusiasmo di troppo. Oggi gli argomenti referendari sono entrati in un cono d’ombra. Non se ne traggono conseguenze coerenti sul piano del merito, delle concrete politiche.
I referendum sono fondati su quesiti precisi che hanno lo scopo di abolire leggi e norme ritenute sbagliate, ma mettono in campo domande più ampie. Chiedono risposte politiche di altro segno che i referendum, per loro natura, non possono dare.
I referendum hanno, in sostanza, una portata politica concentrata su un punto ma in realtà richiedono risposte politiche ben più complesse e questo dovrebbe essere il centro dell’impegno di quanti li hanno appoggiati. Prendiamo il nucleare. La legge che voleva reintrodurre il nucleare in Italia oggi è certamente abrogata.
Tanto è vero che perfino l’Agenzia per la sicurezza nucleare, pur non essendo oggetto di abrogazione, oggi ha il Presidente Veronesi dimissionario. Tuttavia il blocco del nucleare in Italia, avvenuto per la seconda volta in 25 anni con referendum popolare, non risolve il problema di una diversa politica energetica.
Certo questo Governo lascia poche speranze di potersi confrontare, anche criticamente, con una proposta di politica energetica. Basta pensare al disastro di ordini e contrordini sulle rinnovabili che hanno fatto dire ai pericolosi estremisti annidati nelle grandi banche internazionali che le normative italiane e questo Governo che le emana non sono affidabili.
Questo perché le regole vengono cambiate continuamente, anche in corso d’opera, facendo venire meno la certezza legislativa che invece è il punto di forza, ad esempio, della Germania. Come si fa ad investire sulle sabbie mobili di un Governo ondivago e ostaggio dei ricatti della Lega?
Il vuoto però non esiste e infatti lo spazio lasciato da politiche confuse o inesistenti viene occupato dalle scelte politiche dei singoli gruppi industriali e delle lobby che si muovono secondo logiche che rischiano di far cadere l’Italia dalla padella nucleare alle braci del carbone.
Solo così si spiega l’insistenza dell’Enel per realizzare una nuova centrale a carbone nel delta del Po e per realizzarne anche in altre parti d’Italia, facendo luccicare gli specchietti dei miraggi occupazionali per ammorbidire le resistenze.
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A costo di essere antipatico , mi tocca dire :" visto che ci siamo arrivati !! " . Su questo (...)
26/10 19:27 - paoloDopo il referendum, che ha cancellato il nucleare in Italia, mi sarei aspettato un nuovo Piano (...)
26/10 12:37 - paolo mazzanti