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StARTificazione Aliment_arte_6: I disturbi alimentari dalla sofferenza individuale all’arte come risorsa di gruppo

Dal 18 al 20 maggio presso la Sala Sapere Pavia del palazzo del Broletto in Piazza della Vittoria 14 a Pavia saranno esposti i lavori curati da Giulia Conti e realizzati nell’ambito del progetto StARTificazione Aliment_arte_6 con la supervisione delle docenti Vanna Berlincioni e Nicoletta Braga del corso di Teoria e pratica della Terapeutica Artistica appartenente all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano attuato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia.

Aliment_arte”, arrivato alla sesta edizione, è un percorso fatto con un gruppo di persone che hanno sofferto di disturbi alimentari, sul tema della stratificazione, intesa come anatomica, emotiva e sociale.

Si è partiti da foto personali di ogni artista – afferma Giulia Conti - per poi passare all’autoritratto sensoriale e dall’analisi del gesto giungere ad un segno nuovo, che risulta astratto, ma non estraneo alla persona. In base a questi disegni sono state delineate e poi costruite 5 silhouettes ciascuno, cinque strati personali, a comporre le opere individuali, facenti riferimento alla stratificazione della pelle anatomica. Ne è stata creata prima la forma e poi si è pensato alla consistenza per ognuno di essi in un lavoro che ha attraversato la maggior parte dei sensi. La tecnica utilizzata maggiormente è quella dell’impasto di diversi materiali quali sabbia, truciolato, caffè e sale, mescolati con colori e apportati poi su tavole di supporto indentificate con gli strati della pelle. L’obiettivo è stato quello di valorizzare l’autore dell’opera tramite il proprio lavoro, incrementare la conoscenza della materia per giungere alla conoscenza di se stessi, insegnare al gruppo nuove tecniche di espressione e comunicazione, stimolare la socializzazione e la condivisione, esprimendo la propria immagine attraverso processi differenti da quelli a cui siamo soliti far riferimento”.

Il fine ultimo di questa esperienza artistica è quello di creare una grande opera condivisa, in cui tutte le pelli comunichino tra loro, in modo tale che il proprietario della singola pelle si senta parte stessa del gruppo; portando poi le opere create in uno spazio espositivo adatto per essere accessibili ad un pubblico esterno.

Il fine ultimo non è stata l’opera prodotta ma il percorso fatto per realizzarla. I soggetti coinvolti nel percorso hanno affrontato al loro interno un dibattito nato al termine di ogni incontro. Tutti i soggetti coinvolti sono stati entusiasti del progetto e di come si è svolto. Pian piano si sono trovati sempre più a loro agio, sia con l’approccio coi materiali artistici che con la relazione con se stessi e col gruppo. Dall’imbarazzo iniziale si è passati ad avere uno spirito sempre più affiatato ed è stato apprezzato molto il rapporto che si è instaurato con il gruppo.

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