Le vere vittime
Ogni anno 12 milioni di animali sono sacrificati in Europa per fini sperimentali, statisticamente uno ogni tre secondi. Nei laboratori italiani ammontano a 900 mila: per la ricerca di base delle università, per lo studio di malattie umane e veterinarie, per le neuroscienze, per la verifica di nuovi farmaci. A questi settori vanno aggiunti il monitoraggio ambientale per sostanze che devono essere rilasciate nell’ambiente, come pesticidi, e l’industria bellica per il collaudo di nuove armi chimiche, nucleari e biologiche. Stiamo parlando di esseri viventi che, pur non sapendo parlare, provano dolore e gioia esattamente come noi.
Irritazione cutanea. Corrosione cutanea. Irritazione oculare. Sensibilizzazione cutanea. Tossicità acuta orale. Tossicità acuta cutanea o per inalazione. Tossicità cronica. Genotossicità/Mutagenicità. Cancerogenesi. Teratogenesi. Ecotossicità. Embriotossicità. Tossicocinetica. Questi sono tutti i test che vengono effettuati per ogni elemento chimico. Il numero degli animali tra roditori, pesci, scimmie e cani previsti per testare ogni singola sostanza ammonta a 2 mila.
Le integrazioni considerate “positive”
Dal 1991 l’Italia vieta l’utilizzo di randagi nei laboratori e, dal 2008, non si possono più impiegare animali nella didattica per esercitazioni di chirurgia e anatomia. La Direttiva europea, invece, permette di destinare bestie “vaganti” alla vivisezione: ogni animale senza microchip è carne da macello e basterà entrare in un canile per fare “spesa gratis” di cani e gatti da rinchiudere nei laboratori. Inoltre, sarà possibile utilizzare specie in via d’estinzione e catturate in natura come scimmie antropomorfe, condurre esperimenti didattici e non senza anestesia e riutilizzare gli stessi animali per più esperimenti.
Ma non disperate, perché tra le novità apportate vi è anche la classificazione del livello di dolore provocato dal test: “non risveglio, lieve, moderato, grave” sono gli stadi della sofferenza provata dall’animale. Se il livello è “lieve”, l’esperimento può essere eseguito senza chiedere autorizzazioni e può coinvolgere ogni tipo di cavia più e più volte. Finché, presumibilmente, non sarà talmente sfinita ed emaciata da doverla abbattere.
Ma abbattere come? L’intervento dei parlamentari ha apportato altre sostanziali “migliorie”: l’utilizzo di metodi di soppressione “umani” e il reinserimento degli animali “dismessi”. Una volta torturati, tagliuzzati, infettati, dissanguati e menomati possono essere assassinati creandogli meno angoscia possibile oppure affidati ai “fornitori di animali” dai quali provengono per seguire un programma di riabilitazione e socializzazione.
I must da non perdere
Gli animali più richiesti sono topi e i cagnolini di razza beagle. I primi perché sono economici, maneggevoli, facili da trasportare e manipolare geneticamente. I secondi perché sono socievoli, di piccola taglia, robusti e con un pelo corto atto a favorire iniezioni e prelievi. La sperimentazione animale alimenta un intenso giro d’affari tra allevamenti di animali da laboratorio e aziende che producono le attrezzature, come stabulari, per ingabbiare le cavie, e strumenti di contenzione, per tenerli fermi durante gli esperimenti.