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Sparlando

Usi e abusi della lingua italiana.

Non bastava il serpentone del Tg2 delle 20.30, con la gragnola di apostrofi al posto di accenti che ci propina a ogni occasione (nella sola edizione del 5 settembre: attualita’, citta’, lunedi’…). Ci si è messo pure Stefano Bartezzaghi. Dalle colonne di “Repubblica”, nella sua abituale, sapida rubrica (Lapsus!), il surreale ludolinguista si è lasciato scappare per ben due volte – galeotto fu il maiuscolo – E’. Praticamente una nemesi; perché il buon Bartezzaghi è incappato nell’incidente interpuntivo scrivendo (6 settembre) di redazioni che mettono selvaggiamente al bando trattini e virgolette – troppo onerosi per elaboratori e lettori – e sottostimano il punto e virgola.

 

Qualche mese fa una polemica tra il serio e il faceto ha investito proprio quest’ultimo: inutile, a detta di alcuni, e perfettamente rimpiazzabile con una più sciolta, amichevole, praticissima virgola o un più serioso, temerario, perentorio punto fermo. A rianimare un esangue Comité de défense du point-virgule ci ha provato una risolutissima Sylvie Prioul; la scrittrice francese, autrice di un riuscito volume sulla punteggiatura (La Ponctuation ou l’art d’accommoder les textes), si è messa alla testa di un movimento di protesta contro la minaccia d’estinzione portata da giornali, racconti, romanzi a quel segno discreto che interponiamo a pensieri non così fratelli da poter essere divisi da una virgola, non così estranei l’un l’altro da poter essere separati da un punto; responsabile, soprattutto, la predilezione per la phrase courte tanto cara ai traduttori dall’inglese.

Si verifica per le forme di punteggiatura quel che da un po’ di tempo tocca anche i fatti di vocabolario: una riduzione degli esuberi. Troppe parole, troppi segni, troppi significati chiedono il mantenimento di un posto impossibile da accordare. La nuova Alitalia non si chiamerà dunque Compagnia Aerea Italiana ma LTL: via le vocali, superflue e per giunta improduttive. Rami secchi. Tranquilli, perciò: nessun allarmismo o irragionevole preoccupazione. Non è l’ennesimo segnale di arabizzazione della vecchia Europa. Non è un altro preoccupante sintomo della minaccia alla sopravvivenza degli ecosistemi linguistici. È solo la flessibilità, bellezza. Accendano un cero, i tre sopravvissuti, per essere riusciti a scampare alla scure dei tagli.

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