Da alcuni giorni ho scoperto un antidoto miracoloso.
A Bologna invece per una piadina fredda, due clienti hanno
pestato un ambulante riducendolo in coma, così come un tassista di Milano per aver investito un cane.
Tutto questo mentre a Roma un'infermiera è morta per un diverbio in metrò.
Qui a Napoli va un po' meglio: nel Parco Nazionale del Vesuvio, patrimonio Unesco, il Governo vuole a tutti i costi fare una discarica.
A questo ed altro pensavo stamane, provando a sormontare le prime cunette di monnezza che imperterrite iniziano ad avvicendarsi sotto casa mia.
La normalità. Che cos'è la normalità?
L'antidoto all'avvelenamento sociale e culturale di cui accennavo all'inizio, è una semplice ma efficace frase: "Che male c'è".
L'antidoto "Che male c'è" si legge spesso ma soprattutto si usa molto in tv: serve ad
alzare l'asticella del pudore e dello scandalo, in pratica serve a confutare la normalità con l'eccesso, con la trasgressione, con l'insiegabile, con l'assurdo.
Ed è così che non è normale che ci siano 10 o 100 parlamentari o esponenti politici incensurati, è normale che ce ne siano 100 o 1000 che hanno problemi con la giustizia, indagati o condannati per corruzione o concussione.
Che male c'è?
La settimana scorsa è saltata fuori la notizia che Berlusconi e il figlio
sembra siano indagati a Roma per i diritti tv, notizia che ha avuto la stessa fugacità dell'avvento del figlio di un camorrista nella casa del Grande Fratello.
Che male c'è?
Il tutto mentre Vespa con un plastico più grande della casa comprata ad insaputa di Scajola, a Porta a Porta spulciava i peli ascellari dell'orco Misseri.
Che male c'è?
E meno male che nessuno abbia mai avanzato la richiesta di poter passeggiare sulla Luna o tra i Marziani: basterebbe passeggiare per le strade di Napoli senza monnezza, per quelle di Roma senza sentire di infermiere ridotte in fin di vita, per quelle di Milano pensando che un tassista non possa morire per aver investito involontariamente un cane, per quelle di Bologna pensando che una piadina fredda in fondo non sia la fine del mondo.
Questo smisurato senso di normalità, di cui mai come ora si sentirebbe una profonda esigenza nel nostro Paese, viene combattuto ogni giorno a botta di "Che male c'è".
Che male c'è, come dire: non c'è limite all'indecenza. E parafrasando i versi di questa bella
poesia sui bambini di Dorothy L. Nolte, se vivete nella vergogna, imparate a sentirvi colpevoli. Se invece vivete nella tolleranza, imparate ad essere pazienti.