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 Home page > Attualità > Mondo > Siria, la risoluzione Onu sui crimini di guerra

Siria, la risoluzione Onu sui crimini di guerra

Mercoledì sera l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato con 105 voti a favore, 15 contrari e 52 astensioni, una risoluzione promossa dal Liechtenstein che istituisce un meccanismo indipendente internazionale per l’accertamento delle responsabilità dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Siria dal marzo 2011.

Una risoluzione importante, che apre un argine contro l’impunità che ha contraddistinto, a partire dal 2012, quasi cinque anni di gravissime violazioni del diritto internazionale umanitario: attacchi illegali e indiscriminati contro centri abitati e infrastrutture civili (prime tra tutti, gli ospedali), uso di armi vietate (bombe a grappolo ma anche armi chimiche) o rudimentali (i barili bomba sganciati dall’aviazione governativa così come le “armi del diavolo”, cannoni improvvisati usati dai gruppi armati di opposizione).

Quella della Siria continua a essere una delle più strazianti tragedie dei nostri tempi e rappresenta anche un’evidente prova del fallimento di quel sistema internazionale, istituito intorno al Consiglio di sicurezza, che dovrebbe prevenire atrocità che sconvolgono la coscienza dell’umanità.

Un attimo dopo l’approvazione della risoluzione, è sorta inevitabile la domanda: perché è passato così tanto tempo?

Amnesty International sin dal 2011 aveva chiesto il deferimento della situazione della Siria alla Corte penale internazionale. Se fossero stati messi sotto inchiesta i principali responsabili della distruzione della Siria, forse il livello di efferatezza raggiunto negli anni successivi sarebbe stato evitato. Forse, alcuni di coloro che ormai ci siamo rassegnati a veder ricostruire la Siria dopo che l’hanno distrutta, sarebbero stati avviati a un processo internazionale.

La comunità internazionale non è riuscita a impedire i morti. Ora è fondamentale non lasciare impuniti i loro assassini.

Per questo, occorre come minimo assicurare l’attuazione rapida e completa della risoluzione e garantire che il meccanismo che ha istituito sia in grado di condurre le opportune azioni penali nei confronti dei responsabili del crimini che sono stati commessi e che vengono ancora commessi in Siria.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.195) 27 dicembre 2016 13:25

    Mi risulta che il diritto internazionale proibisca tassativamente l’ingerenza negli affari interni ad uno Stato membro, e la Siria è uno Stato membro dell’ONU dal ’47, se non erro.

    Solo in caso di continuative violazioni dei diritti umani della POPOLAZIONE CIVILE (dunque non dei combattenti, civili o meno che siano) e in caso di pericolo per la pace mondiale il CdS ONU può autorizzare interventi anche armati per far cessare le violazioni. Nel primo caso è implicita la condizione ostativa che l’intervento non causi alla popolazione civile sofferenze maggiori.
    Ora, visto che parliamo di violazioni di diritti umani e della legalità internazionale, mi si dovrebbe dire con quale risoluzione il CdS ONU ha autorizzato Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti ed altri ad ingerirsi negli affari interni di uno Stato sovrano membro dell’ONU, quale è la Siria, finanziando, armando, addestrando, fornendo copertura di intelligence e sostegno politico alle formazioni armate di varia estrazione che hanno iniziato la loro lotta contro il legittimo (riconosciuto dall’ONU) regime siriano.
    O la destabilizzazione di un Paese e la spinta verso la guerra civile, con tutto ciò che consegue in termini di distruzioni materiali e umane, non è considerato un crimine contro l’Umanità?
    E’ questa concezione selettiva della legittimità internazionale che azzera la credibilità delle denunce di Amnesty e di altre organizzazioni similari.

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