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di Fabrizio Lorusso (sito) venerdì 18 novembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Silenzio complice: sequestri e stupri sulle strade del Messico

Dopo la denuncia degli abusi dell’autorità di polizia a Città del Messico, inoltrata da Livia e Mario Meléndez e postata qui martedì scorso, riporto ora la traduzione di Clara Ferri dell’articolo scioccante di Sanjuana Martí, pubblicato sul quotidiano messicano “La Jornada” il 13 novembre 2011 sul tema dei sequestri di persona (e di interi autobus!) che ancora avvengono sulle autostrade messicane, spesso totalmente fuori dal controllo delle autorità.

Ne parlavo proprio ieri sera con un piccolo imprenditore del settore autotrasporti che segnalava soprattutto il rischio di furto totale del carico e del tir, con o senza sequestro di persona, ma sempre con vessazioni e violenze nei confronti dei camionisti. Purtroppo il caso denunciato dalla Jornada è finito molto peggio.

Denise credeva di morire

Un gruppo armato, con divise militari, ha assaltato l’autobus in cui viaggiava da Monterrey a Zacatecas, ha sequestrato gli uomini, abbandonato a se stessi gli anziani e violentato le donne. L’incubo è durato varie ore. Il sequestro di autobus è la nuova realtà che si vive sulle statali del paese con il silenzio complice delle linee di trasporto di passeggeri.

"Siete fottuti", ha detto il capo del gruppo quando hanno aperto la porta dell’autobus. Il veicolo, di proprietà del Gruppo Senda, era partito dalla stazione degli autobus all’una e mezza di notte e dopo due ore di strada si è fermato in mezzo al deserto. Il comando bloccava la statale. Di fronte all’ordine del delinquente, l’autista ha detto al microfono: "Passeggeri, c’è un’emergenza, scendete dall’autobus".

Nello scendere, circa dodici uomini con armi lunghe e divise militari che viaggiavano su quattro furgoni, hanno obbligato i 25 passeggeri e l’autista a disporsi con il volto verso l’autobus con le mani alzate e le gambe larghe. C’erano soltanto due donne, che sono state appartate insieme ai quattro anziani presenti; il resto dei passeggeri è stato inmediatamente caricato e portato via su tre dei loro veicoli. Hanno parlato tra di loro della benzina che avrebbero usato per incendiare l’autobus. Un furgone è rimasto parcheggiato: "Salite su, puttane!", hanno ordinato, indicando loro la parte posteriore della pick up, dove c’erano due uomini vestiti da militari che aspettavano; altri due erano nella cabina posteriore e uno guidava. Sono entrati un paio di chilometri nel deserto.

Denise e Hortensia non si conoscevano, ma sono state compagne di una tragedia. La prima ha opposto resistenza ed è stata brutalmente percossa; le hanno devastato parte del viso: "Così impari!", le ha detto uno mentre si tirava giù i pantaloni. "Vogliamo divertirci", ha commentato un altro mentre strappava di dosso i vestiti a Denise. Gli altri tre gli si sono uniti velocemente. L’aggressione è durata un’ora. "Si sono tirati giù i pantaloni senza togliersi il resto dei vestiti. Il peso dei loro corpi mi ha immobilizzato. A un certo punto non ho più capito che cosa dicevano, mi sono concentrata sul suono dei grilli, sulla mia famiglia, sui miei amici", racconta Denise, di 28 anni.

Sono trascorse già diverse settimane. Soffre di depressione ed angoscia, ma dopo un trattamento e una terapia può ricostruire la storia:


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di Fabrizio Lorusso (sito) venerdì 18 novembre 2011 - 0 commento oknotizie
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