Nei giorni scorsi, il Presidente della Regione Lombardo è tornato dalla Bit di Milano giustamente indignato per aver costatato, de visu, l’inconsistenza organizzativa e propositiva dell’offerta turistica siciliana, lo scarso interesse suscitato nella stampa specializzata e no, l’enorme scarto esistente fra spesa effettuata e ritorno economico.
Anche quest’anno si è ripetuto, cioè, un rituale cialtronesco che spreca il denaro pubblico non per promuovere l’immagine turistica della Sicilia, ma quella più improbabile di frotte di assessori, parlamentari, presidenti di provincia, consiglieri, funzionari e sculettanti segretarie, mediante troupe televisive locali incaricate di girare la cassetta che sarà trasmessa per la delizia dei concittadini-elettori. Come quando capita di far visita agli amici tornati da una vacanza che ti costringono vedere l’immancabile, interminabile filmino.
E così assistiamo, nelle tv locali, a performance a dir poco stomachevoli, oltre che dispendiose, risultato di una concezione invertita della promozione turistica che usa la vetrina siciliana alla Bit più per un consumo politico interno che per far conoscere agli operatori l’immagine e le risorse dell’Isola.
Insomma, una vetrina concava che riflette le immagini verso l’interno, facendole confluire nel suo punto focale dove brilla la stella dell’assessore di turno. I risultati deludenti di questa come di tante altre costose promozioni sono sotto gli occhi di tutti. Peccato che i responsabili se ne accorgano sempre dopo. Mai prima, durante la fase di programmazione della spesa e delle partecipazioni.
Stiamo parlando di decine di milioni di euro (soldi dei contribuenti) che ogni anno la regione, le province bruciano per azioni meramente propagandistiche che poco o nulla contribuiscono a fare arrivare nuovi turisti in Sicilia.
Anzi, a guardare le più recenti statistiche, si rileva che l’Isola, già agli ultimi posti nelle graduatorie degli arrivi e delle presenze, continua a perdere quote assai importanti dei mercati turistici nazionale e internazionale. Nel 2008, secondo i dati dell’Osservatorio turistico regionale, ha perduto, rispetto all’anno precedente, ben 375.285 arrivi (- 8,1%) e 664.581 presenze (- 4,6%). Tradotte in cifra economica e sociale, tali perdite hanno significato un colpo durissimo per il turismo isolano e per il suo indotto, in termini di disoccupazione e di forniture di beni e servizi. Si dirà: ma c’è stata, c’è, la crisi mondiale. La crisi è innegabile, tuttavia, se si guarda intorno, scopriamo che i suoi effetti non sono uguali per tutti. Anzi. Mentre il turismo siciliano subiva quasi un tracollo, altre regioni italiane e mediterranee sono riuscite a contenerli e talune addirittura a far registrare incrementi davvero significativi.