Dunque, lo strappo è stato consumato. E’ nato il Lombardo-bis. Un parto difficile, lacerante, incompleto e, soprattutto, denso di incognite. Un governo “con chi ci sta” aveva minacciato il presidente e così è stato. Solo che a starci sono veramente pochini. Almeno stando alle posizioni ufficiali degli esponenti dei partiti di maggioranza e di opposizione.
Tranne che non ci sia una schiera di congiurati pronti a venir fuori al segnale convenuto,Lombardo potrà contare, a occhio e a croce, su una ventina di parlamentari (su novanta) ovverosia sul 22 % dell’Assemblea regionale siciliana. Meno della metà della metà.
Tradotto in termini politici, si ritrova con l’appoggio di un solo gruppo parlamentare (quello del suo Mpa) e di alcuni deputati del PdL.
Si rafforza oltremisura l’opposizione tanto da divenire una stragrande maggioranza. Ai 28 deputati del Partito democratico, infatti, si aggiungeranno i 12 dell’Udc di Cuffaro e quasi l’intero gruppo del Pdl. Un vero primato. In nessuna democrazia si è mai visto un governo poggiare su una minoranza parlamentare così esigua.
Lombardo sembra non curarsi di tutto ciò ed ha varato un governo pur che sia. Saltando passaggi fondamentali della dialettica istituzionale fra potere esecutivo e legislativo in una regione autonoma dove ancora vige un parlamento eletto dal popolo come il presidente.
Non vi sono precedenti cui appellarsi. Non regge nemmeno l’abusato richiamo al governo Milazzo che disponeva di una maggioranza, seppur risicata.
Un esecutivo azzardato che, per sopravvivere, dovrà affidarsi alle paure dei deputati per il minacciato scioglimento anticipato dell’Ars. Una politica nuova non può far leva su paure e minacce che producono solo stati di necessità e ricatti da ogni parte; allora, sorge spontanea la domanda: dove si vuole andare a parare? Lombardo ha forse delle carte nascoste da giocarsi? O è solo una pantomima per acquisire visibilità elettorale?
L’opinione pubblica sconosce le vere motivazioni, gli interessi politici e d’altra natura che stanno alla base della clamorosa rottura del centro-destra siciliano, tuttavia capisce che siamo in presenza di un’impennata che non lascia presagire nulla di buono.
Si è varato una sorta di “governo del Presidente” incompleto e senza una maggioranza definita e autosufficiente, senza uno straccio di programma. Coi nomi degli assessori, Lombardo avrebbe dovuto presentare almeno alcune linee guida, tre quattro punti programmatici davvero innovativi e convincenti sia per giustificare l’azzardosa operazione e soprattutto per indicare una nuova prospettiva per la Sicilia.
Il 4 giugno, all’Ars, avremo una prima, importante verifica di tale bizzarra condotta e delle posizioni ufficiali dei partiti. Emergeranno fatti nuovi? Difficile prevederlo. Anche perché questa operazione è nata e si proietta tutta al’insegna della imprevedibilità.