Chi avrebbe mai pensato che la corsa per le europee avrebbe provocato nel centro destra siciliano una sorta di guerra civile che mette a dura prova perfino la tenuta del governo regionale?
Ovviamente, in questa terribile contesa l’Europa non c’entra nulla. C’entra invece la volontà di contarsi, anche all’interno dei singoli partiti, per verificare il peso elettorale specifico di ciascuno in vista di un rimpasto o anche di manovre più ampie che potrebbero sconvolgere l’attuale quadro politico.
Il clima creatosi lascia presagire un’escalation conflittuale esasperata, dai toni ruggenti, imbastita da pentimenti tardivi e propositi vendicativi.
Continuano a volare parole grosse, accuse pesanti lanciate dai massimi esponenti dell’Udc e dal nuovo coordinatore di Pdl nei confronti del governatore Lombardo il quale, invece di prendere atto e provvedere, si è difeso con risposte inviperite e vagamente minacciose.
Così come non si ferma il passaggio di deputati eletti nelle liste del Mpa di Lombardo verso il gruppo misto che è divenuto una sorta di anticamera per i voltagabbana (quasi una quarantena) prima di passare con altro gruppo.
Insomma, questi ed altri elementi denunciano una gravissima crisi di fiducia fra alleati che promettevano di governare la Sicilia, in perfetta concordia, da qui all’eternità. Non è passato manco un anno è siamo alla guerra fratricida in nome di un’Europa dalla quale la Sicilia sempre più s’allontana, anche per colpa di politiche e comportamenti così fuorvianti ed avvilenti.
Una guerra senza esclusione di colpi esportata nella gran parte dei comuni che il 6-7 giugno andranno alle urne anche per il rinnovo delle amministrazioni locali.
Insomma, se le apparenze non ingannano (e in Sicilia sovente si sono dimostrate ingannevoli!), questa campagna elettorale rischia di essere caratterizzata da un durissimo scontro interno al centro-destra, fino all’ultimo voto di lista e di preferenza.
Uno scontro in cui l’appartenenza politica, gli stessi partiti contano sempre meno per lasciar posto alle consorterie locali.
Finzioni o c’è del vero?
Ovviamente, in questa litigiosità c’è molta “propaganda ingannevole”, un gioco di rimandi, per suffragare l’idea di una diversità (posticcia) fra i contendenti che hanno dato vita ad un’alleanza solo di cartello, anomala rispetto al quadro di governo nazionale.
Ma credo ci sia anche un disagio reale che nasce dall’incertezza per i futuri scenari politici e quindi dai ruoli che vi potranno esercitare ciascun partito, i singoli esponenti.
Se il conflitto non è solo un trucco per accaparrarsi voti, qualcosa dovrebbe pur succedere in Sicilia.
Quantomeno, a sentire il presidente dell’Ars, Cascio del Pdl, c’è d’attendersi una virulente crisi del governo regionale da mesi in affanno e da qualche giorno in angustie per l’avviso di garanzia notificato ad un assessore Udc per il reato di voto di scambio con esponenti di cosche mafiose di Palermo. Vedremo.