La cronistoria di altri momenti analoghi in Italia e alcune riflessioni sulla fase politica che si è aperta nella primavera del 2011: a dare la spinta sono sempre i “movimenti”
Il “vento progressista” che ha ripreso a soffiare sul Belpaese nella primavera di quest’anno non è un fatto del tutto nuovo. In altre circostanze, grazie soprattutto ai movimenti di base, l’asfittica sinistra nostrana ha ripreso fiato, riuscendo a superare l’impasse in cui era stata gettata dagli errori dei suoi gruppi dirigenti. Vediamo di seguito alcuni significativi precedenti storici, per poi esporre, in conclusione, qualche considerazione sugli scenari possibili della situazione politica futura.
Nell’estate del 1960 furono “i ragazzi dalle magliette a strisce” a decretare il crollo del governo di centrodestra di Fernando Tambroni, pagando un tributo di sangue non indifferente (undici i morti tra Catania, Palermo e Reggio Emilia). Le correnti progressiste della Dc imposero una linea politica alternativa e il Psi di Nenni ebbe la possibilità di entrare a far parte di una nuova maggioranza di centrosinistra, la quale, dopo un’iniziale stagione di riforme, entrò presto in una fase di stallo, successivamente al tentato golpe del generale De Lorenzo del 1964. Nel biennio 1968-69 furono le lotte operaie e studentesche a rilanciare le riforme civili e sociali: a trarne beneficio fu soprattutto il Pci, i cui consensi elettorali si ampliarono a tal punto da far ipotizzare addirittura l’“alternativa di sinistra” alla Dc, che fallì negli anni seguenti, sia per l’acuirsi della “strategia della tensione”, sia per il prevalere del “compromesso storico”. Nel 1984, la battaglia in difesa della scala mobile, voluta dalla Cgil, portò a una mobilitazione popolare che, insieme all’emozione provocata dalla prematura morte di Enrico Berlinguer, consentì al Pci di realizzare un effimero sorpasso sulla Dc alle elezioni europee, vanificato però dalle successive sconfitte alle amministrative del 1985 e alle politiche del 1987 che ne decretarono il rapido declino.
Agli inizi degli anni Novanta furono i comitati popolari spontanei, nati a sostegno dei magistrati impegnati nell’inchiesta Mani pulite, a impedire che la reazione partitocratica prendesse il sopravvento e vanificasse il lavoro dei giudici milanesi. L’Ulivo trasse enorme beneficio nel 1996 dalla voglia di rinnovamento morale che in quel periodo animò la nazione, ma le scelte infauste di alcune componenti della coalizione ulivista ne provocarono la prematura dipartita, spianando la strada all’ascesa al potere di Berlusconi nel 2001. L’anno seguente, il movimento dei girotondi, prima, e la Cgil, poi, riuscirono a portare in piazza centinaia di migliaia di persone contro l’autoritarismo conservatore del governo di centrodestra, suscitando un moto di resistenza pacifica che, protrattosi nel tempo, permise a Prodi di prevalere nuovamente nelle elezioni politiche nel 2006. Anche questa volta, tuttavia, le beghe interne al centrosinistra e gli interessi personali di taluni suoi leader determinarono il fallimento della coalizione, consentendo alla destra di vincere le elezioni anticipate del 2008.
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