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Settebello, una leggenda infinita

Il trionfo di Gwangju permette alla nostra Pallanuoto di proseguire sulla strada della mitologia.

 Il trionfo Mondiale ottenuto dal Settebello di Pallanuoto qualche giorno fa in terra di Corea del Sud ha ridato un'energica lucidata al blasone della nostra Nazionale, che nell'ultimo lustro era stato un po' appannato da una serie di risultati non esattamente d'alto livello, e soprattutto non in perfetta linea con la nostra fama gloriosa, le cui radici si perdono in epoche remote. In effetti, la nostra Pallanuoto Uomini è la Nazionale che storicamente ci ha regalato il maggior numero di allori internazionali, per un pedigree che non ha eguali in nessun'altra disciplina, men che meno nel nostro tanto adorato Calcio. In bacheca vanta ben 4 Titoli Mondiali, 3 Olimpiadi e tanto altro, per un palmares che rende il Settebello il vessillo dell'Italia che vince, una sorta di magnifica allegoria dello sport italiano.

DAL PRIMO TITOLO OLIMPICO DI LONDRA ALL'EXPLOIT DI BARCELLONA '92 Un matrimonio con la gloria inaugurato nel remoto 1948, in occasione dei Giochi Olimpici che si disputavano in una Londra che aveva ancora vivo il ricordo nefasto della Seconda Guerra Mondiale. All'epoca la compagine dei fratelli Tullio e Gianfranco Pandolfini e di tanti altri fuoriclasse precedette sul podio i maestri dell'Ungheria, per una medaglia d'Oro che fu subito leggenda, e che diede il via “ufficiale” all'epopea azzurra (in parte abbozzata un anno prima col Titolo Europeo di Montecarlo). Non a caso da quel momento la Nazionale di Pallanuoto divenne per tutti il Settebello, epiteto (che pare sia stato creato dal celebre radiocronista N. Carosio) col quale sinora viene identificata dagli appassionati.

Nel 1960, alle Olimpiadi di Roma, gli azzurri di super Eraldo Pizzo (il Pelè della vasca) bissarono l'exploit di dodici anni prima, per un Titolo olimpico dal sapore irripetibile, se non altro perché l'unico conquistato in casa, nonché il primo ghermito in epoca, per così dire, moderna, in cui i Giochi andavano affrancandosi dal pionierismo, slanciandosi verso una maturità evolutiva inedita o quasi. Sul podio gli azzurri precedettero Unione Sovietica ed Ungheria, che assieme alla Jugoslavia rappresentarono per decenni il gotha della Pallanuoto. Il primo Titolo Mondiale fu invece predato nel '78, a Berlino Ovest. Era la terza edizione dei Campionati del Mondo, e l'Italia di G. De Magistris (uno dei più grandi di tutti i tempi) & c. (CT G. Lonzi) sopravanzò i soliti colossi, ovvero Ungheria, Jugoslavia ed Unione Sovietica, rinverdendo i fasti d'antan.

Quindi nel 1992, al termine di una Finale tiratissima, a tratti epica, gli azzurri di F. Attolico, S. Campagna, M. Ferretti e C. Silipo, superando 9-8 un'indomita Spagna (che giocava coi favori del pubblico), s'adornarono del terzo Oro olimpico, riappropriandosi di una reverenza che negli anni stava andandosi smarrendo. Quello di Barcellona rimane sinora l'ultimo trionfo a cinque cerchi del Settebello (è la Nazione con più Titoli dopo l'Ungheria, che viaggia in orbita lunare a quota 9!), che però nel frattempo conquisterà altri 2 Titoli Europei (1993 e 1995) e soprattutto altri 3 Mondiali. Riviviamoli in estrema sintesi.

UN QUARTO DI SECOLO D'ORO Due anni dopo quella grandiosa Olimpiade in terra spagnola, gli uomini guidati ancora da R. Rudic, in occasione di Roma 1994 dimostrarono all'intero Pianeta che quel Titolo a cinque cerchi non era stato vinto per caso, andando a tramortire in Finale la solita Spagna con un impietoso nonché eclatante 10-5, per un predominio che, dopo l'8-5 in Semifinale rifilato alla Croazia, andava a certificare la netta superiorità del clan azzurro (aventi in P. Porzio, R. Calcaterra, F. Porzio, N. Gandolfi gli altri big), che in quel periodo dava l'impressione di essere quasi imbattibile, per quello che fu un ciclo davvero irripetibile (comprendente - fra il 1992 ed il 1995 - 1 Olimpiade, 1 Mondiale e 2 Europei, tutti ottenuti in rapida sequenza).

Poi sarebbero arrivati anni meno floridi, e per un po' si arrivò persino a mettere in discussione l'epiteto di Settebello, visto che di bello sembrava non esser rimasto più nulla, a parte il ricordo del grande squadrone che fu. Tuttavia, dopo anni di magre imbarazzanti, tali da mettere a repentaglio persino l'onore della Pallanuoto italiana, il Settebello tornò prepotentemente alla ribalta, e lo fece nel 2011, a Shangai (Cina). Gli azzurri allenati dall'ex giocatore pluridecorato S. Campagna, aventi nel portiere S. Tempesti la propria super star, pur senza partire tra i favoriti, ottengono il terzo Titolo iridato al termine di due match al cardiopalma, superando a stento dapprima la Croazia (9-8), quindi in Finale riescono ad avere ragione della Serbia (domata ai supplementari), per quello che rimane sinora il più sofferto (e meno atteso?) Oro Mondiale raggiunto dagli azzurri, che finalmente in quell'occasione riemergevano dall'oblio più profondo. Pochi giorni fa in Corea è arrivato il quarto Titolo. Guidati ancora da S. Campagna (il primo CT a fare il bis ai Mondiali) i vari F. Di Fulvio, S Luongo, V. Dolce, P. Figlioli, M. Aicardi e N. Figari (quest'ultimi tre avevano già vinto l'Oro nel 2011), dopo aver superato la Grecia 7-6 e la solita Ungheria 12-10, si guadagnano il pass per la Finalissima contro la rivelazione della Spagna. I tori iberici vengono matati (è proprio il caso di dirlo) con un severo ed inatteso 10-5 (per uno strano scherzo del destino è lo stesso punteggio della Finale 1994...), che attesta la grande forza di un gruppo che ha le carte in regola per ridare lustro al nostro stemma gentilizio, e riportare finalmente la Nazionale italiana su quel piedistallo olimpico da cui manca da quasi un trentennio. Il conto alla rovescia per Tokyo 2020 è già iniziato...

Alberto Sigona 

Foto: Wikipedia

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