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  Home page > Attualità > Cultura > Sergio Paoli e "Il Ladro di Sogni"
di Patrizia Dall’Occa (sito) sabato 18 aprile 2009 - 0 commento oknotizie
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Sergio Paoli e "Il Ladro di Sogni"

"Non se ne era forse mai reso conto, come in quel momento, di avere lasciato formare una serie di strati sovrapposti, trascurati e trascurabili, abbandonati come la polvere sui mobili, ma in tanto di quel tempo da essere ormai solidi, radicati. Ineliminabili, se avesse proseguito con la stessa noncuranza degli ultimi anni, continuando a lasciarsi scivolare le cose addosso, come se non contassero, come se potesse andare oltre e far finta di nulla".

"Ne avete sentito parlare in TV, in radio, sulla stampa, avete visto della pubblicità?
No, non credo proprio. Un mese, 1.000 copie, la 2a edizione arriva in libreria, grazie al solo tamtam dei lettori. LADRO DI SOGNI piace a chi lo legge e chi lo legge fa passaparola. Tutto qua
".

Questa l’introduzione al gruppo creato per il libro da Sergio Paoli su Facebook, nuovo trampolino di lancio per tanti scrittori emergenti, in erba, ma anche per i grandi in cerca di un nuovo bacino d’utenza.

Sergio, ti va di parlare un po’ del romanzo?


Il vice commissario Marini, che opera a Monza ma spesso sconfina a Milano, tra Sesto e Cinisello, si trova di fronte ad un uomo bruciato vivo nella sua roulotte, nei pressi di un campo ROM. L’uomo ucciso era un disadattato, un pedofilo, una di quelle persone che anche il più grande oppositore della pena di morte, come me, fatica a desiderare di vedere vivo.

E’ lui il LADRO DI SOGNI, anche se, a ben guardare, questi ladri, nel romanzo, sono anche altri.

Marini, che nel frattempo si trova a fare il commissario capo pro tempore, ha il compito di scoprire chi e perché. Da subito la colpa viene fatta ricadere sui ROM, ed esplodono razzismi e xenofobie, ben manovrate da chi intende plasmare gli eventi secondo un preciso indirizzo di propaganda. Nel corso della storia, Marini ,con tutti i suoi limiti e le sue debolezze, arriverà a sfiorare la verità. Non potrà forse cambiare il corso degli eventi, ma almeno cercherà di rallentarlo. Farà venire alla luce un disegno, una sorta di cospirazione, anche razie al fatto che in realtà gli omicidi sono due e forse sono collegati. Non vorrei dire di più, però, per non privare del piacere della lettura.

Da quello che descrivi, la trama sembra complessa e tutt’altro che superficiale. Come ti sei documentato?

Uno scrittore deve aprire porte al lettore, e mostrare luoghi in cui chi legge possa mettere un po’ di se stesso, le proprie idee, le emozioni, i pensieri. Se mostro una stanza tutta già bella arredata, non ottengo lo stesso scopo. Preferisco cercare di condurlo in spazi grandi, praterie dove possa camminare libero e sentirsi “dentro” la storia. Entrare un po’ nella psicologia dei personaggi serve a questo, purchè non si diventi “ombelicali”.

Introdurre certi temi (quelli del romanzo sono: razzismo, xenofobia, giustizia, sicurezza) serve allo stesso scopo. Con questa premessa, la ricerca e la documentazione sono fondamentali. Il puro fantasticare non è lo scrivere narrativa, ci vogliono basi concrete. Però, appunto, basi: non stai scrivendo un saggio di sociologia o di politica, ma un romanzo. Devi avvincere, appassionare, non far mai cessare la voglia di girare pagina (e questo vale per qualunque genere di romanzo).

Sul discorso del “contemporaneo”: io credo che uno scrittore di narrativa non possa che scrivere del presente (anche se scrive un romanzo storico, o qualsiasi cosa). Le mie antenne di scrittore sono sintonizzate lì.


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di Patrizia Dall’Occa (sito) sabato 18 aprile 2009 - 0 commento oknotizie
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