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di Susan Dabbous venerdì 29 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Se l’islamofobia non è più di moda serve un nuovo nemico? Magari i cambiamenti climatici

In risposta a Feltri, Sallusti, Borghezio e Fiamma Nirenstein sulla strage norvegese del 22 luglio scorso.

Cari islamofobici, comprendiamo la nostalgia e la difficoltà al cambiamento, ma vorremmo ricordarvi che l'era di Geroge W. Bush è finita, e che è giunto il momento di trovarvi un nuovo nemico.

Potreste provare con le Banche. In Spagna e Grecia ma anche in Francia funziona alla grande, lo stesso Sarkozy ha smesso di prendersela con i “ragazzacci” nordafricani di periferia per pensare a nuove tasse sulle transizioni finanziarie. Non è stato spinto dalla generosità ma dall'opinione pubblica: ogni giorno in Francia milioni di persone si svegliano con il pensiero ossessivo di distruggere questo sistema finanziario iniquo, mentre eliminare il caciarone vicino di casa tunisino non rientra nelle priorità. In dieci anni le hanno tentate tutte Oltralpe per distrarre i cittadini infuriati per la perdita del potere d'acquisto: ronde nelle banlieue, espulsioni di sans papier, laicità positiva a favore della Chiesa cattolica, legge anti burqa. Eppure niente. I francesi erano sempre lì a reclamare meno tasse. La stessa Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale, ha capito che per pescare nel bacino elettorale di Sarkozy non doveva puntare sull'islamofobia ma sulla rabbia della gente colpita dalla crisi economica. Ha abbandonato il frasario xenofobo e omofobo del padre e, pubblicamente, preferisce prendersela con i pedofili o con i super maschilisti alla Stauss Kahn piuttosto che contro i musulmani.

Cambiano i tempi, cambiano gli slogan. Basta seguire l'evoluzione degli eventi e adeguarsi. Non ci vuole molto a capire che la crociata contro l'islam dopo la cattura/uccisione di Bin Laden, il fallimento delle guerre in Afghanistan e Iraq, le primavere arabe e le stragi “cristiane” non convince più. L'opinione pubblica è stanca, dopo dieci anni di bugie vorremmo tutti voltare pagina. Gli spunti non mancano: il popolo arabo-islamico, oggi, occupa le prime pagine dei giornali, non più per gli attacchi terroristici contro il "mondo civilizzato", bensì per le manifestazioni a favore la democrazia e contro i regimi. Uno shock terribile, capiamo, gli islamici hanno dimostrato di non essere “geneticamente” predisposti alle satrapie. “Islam e democrazia”. È la fine, almeno momentanea, di un ossimoro che ha arricchito le tasche di analisti, scrittori e giornalisti. Pazienza, fatevene una ragione.

Un altro spunto potrebbe essere quello dei cambiamenti climatici: un vero nemico comune. Un nemico alla base dell'aumento dei prezzi alimentari e della maggior parte delle catastrofi umanitarie. Alla base, ad esempio, dell'esodo dei somali in Kenya e nel Corno d'Africa spinti dalla fame e non più dalle guerre. Certo comprendiamo che per noi europei i somali esistono solo quando arrivano a Lampedusa. Ma non è così. In Italia l'adattamento della politica ai cambiamenti climatici non trova mai posto in agenda, eppure il problema c'è e ne ha preso coscienza un Paese dotato di grande lungimiranza come la Norvegia. "Ringraziamo la comunità internazionale per la grande solidarietà espressa dopo la tragedia che ci ha colpito in questi giorni – ha detto due giorni fa il delegato norvegese della Fao durante la conferenza sulla siccità nel Corno d'Africa-. Ora però vorremmo rivolgere tutta l'attenzione mediatica che si è concentrata su di noi alla catastrofe umanitaria che ha colpito il popolo somalo". I norvegesi guardano avanti, facciamolo anche noi.

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