Un’interrogazione parlamentare pesante come un macigno riporta sotto i riflettori nazionali Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dalla pessima vita amministrativa e ad altissima densità mafiosa. Il 12 gennaio 2010 il senatore Giuseppe Lumia (Partito democratico), membro della Commissione antimafia, ha depositato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno in cui viene ricostruita con dovizia di particolari la scandalosa vicenda relativa al progetto d’insediamento in un’area agricola di oltre 18 ettari di uno dei maggiori parchi commerciali di tutto il Sud Italia (sono previste infrastrutture per 398.414 metri cubi).
«In data 19 novembre 2009 – scrive il senatore Lumia - il Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con 22 voti favorevoli e un solo astenuto, ha approvato il piano particolareggiato per il megaparco; va tuttavia segnalata la gravissima anomalia rappresentata dalla società che ha proposto il piano, ottenendone l’approvazione, la Dibeca sas, direttamente riconducibile ad un noto pluripregiudicato locale, l’avvocato Rosario Pio Cattafi, che, secondo quanto riportato nella relazione conclusiva di minoranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare della XIV Legislatura, con primo firmatario l’interrogante, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazionò nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di quest’ultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di “Cosa Nostra”, è stato testimone di nozze)».
Dopo un’ampia descrizione del curriculum criminale e delle cointeressenze societarie del professionista barcellonese, l’interrogante si sofferma sull’iter «particolarmente contorto» che ha condotto alla presentazione e all’approvazione del piano particolareggiato del megacentro commerciale. Il parlamentare del Pd chiede infine se «siano già stati disposti, sulla scorta delle gravi denunce giornalistiche e in base alla normativa antimafia, i dovuti accertamenti sulle irregolarità dell’approvazione del parco commerciale di Barcellona Pozzo di Gotto» e «quali iniziative intenda intraprendere il Governo per ripristinare la legalità in uno dei territori siciliani più martoriati dalla presenza asfissiante della criminalità mafiosa, che a Barcellona da sempre gode di inusitate protezioni da parte di soggetti istituzionali, come dimostrano le vicende relative all’assassinio del giornalista Beppe Alfano, il più grave episodio criminoso della storia locale, di cui proprio in questi giorni ricorre il diciassettesimo anniversario».
Mentre sindaco e giunta comunale scelgono il silenzio stampa, il Movimento Civico Città Aperta di Barcellona esprime piena approvazione al contenuto dell’interrogazione parlamentare. «L’ennesimo puntuale intervento del Senatore Lumia ha il merito di evidenziare ancor più le ragioni che rendono inopportuna la realizzazione del parco commerciale», scrivono in un comunicato i portavoce del Movimento. «A parte l’inutilità di tale struttura in un contesto già caratterizzato da una spiccata vocazione commerciale, e l’impatto ambientale di un’opera talmente imponente, nell’interrogazione si sottolinea la scarsissima attenzione dell’amministrazione comunale in merito ad una vicenda che vede coinvolta una società, la Dibeca sas, già oggetto di segnalazione da parte della commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona, e questo in forza della presenza, tra i soci di allora, di Rosario Pio Cattafi, destinatario in passato di un provvedimento prefettizio di restrizione della libertà per i suoi contatti ad alti livelli con la gerarchia mafiosa». Per Città Aperta, inoltre, «l’affrettata approvazione del parco commerciale è solo l’ultimo di una serie di eventi accaduti di recente, che gettano una seria ombra sulle prospettive di ripristino della legalità in un territorio martoriato: le recenti sentenze della Corte di Appello di Messina che hanno di fatto stravolto le inchieste “Mare Nostrum” e “Mare Nostrum droga”; la concessione degli arresti domiciliari al boss Gerlando Alberti Jr., condannato all’ergastolo per l’omicidio di Graziella Campagna; l’ennesima archiviazione da parte della procura di Viterbo delle indagini sull’omicidio dell’urologo barcellonese Attilio Manca».