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Sci alpino: così è se vi Paris

Dopo tre edizioni sottotono l'Italia dello Sci Alpino ritorna a mostrare gli artigli... Trionfo per D. Paris in Super Gigante, Argento per l'olimpionica Sofia Goggia, Bronzo per la gara a squadre. Paris rinverdisce l'età dell'Oro

L'ultima medaglia d'Oro italiana ad un Campionato del Mondo di Sci Alpino era datata Garmisch 2011 ed era stata griffata da C. Innerhofer nel Super Gigante. Dopodichè le varie delegazioni azzurre succedutesi nelle tre edizioni successive non erano più riuscite a far riecheggiare l'Inno di G. Mameli, ed avevamo dovuto quietare la nostra “brama di potere” con un paio di Argenti ed altrettanti Bronzi: un gruzzolo tutt'altro che lusinghiero e che strideva non poco con la nostra fulgente tradizione ancestrale (abbiamo iniziato ad accumulare allori già agli albori del professionismo...), per una Nazione che nel corso della storia aveva dato i natali a personaggi del calibro di Z. Colò, A. Tomba e Deborah Compagnoni, per tacere di altre teste coronate.

Ebbene, a ridare una lucidata al nostro scudo gentilizio, ravvivandone lo splendore d'antan (offuscato da oltre un lustro di magre imbarazzanti), vi ha pensato il 29enne Dominik Paris, conquistando un bellissimo Oro nel Super Gigante. Originario di Lana, Comune situato in provincia di Bolzano, in Trentino Alto Adige (terra da sempre culla degli sport da neve), lungo il dipanarsi della sua carriera aveva raggranellato 12 vittorie in Coppa del Mondo, mentre nei grandi eventi aveva sempre steccato, fallendo sistematicamente l'acuto, più che altro perché “intralciato” da una concorrenza quasi sempre al limite del “tollerabile”. Stavolta però l'azzurro è giunto all'appuntamento clou dell'anno, ovvero i Mondiali di Are (Svezia), in una condizione smagliante, reduce in primis dal successo in Coppa di Kitzbuhel (Discesa Libera), su di una pista fra le più rinomate del circo bianco.

Un successo che quasi certamente gli avrà conferito quell'autostima che in certi appuntamenti di gala, come un Mondiale, è di un'importanza capitale, e che nel caso di Paris è stata quasi propedeutica al trionfo di Are. Una vittoria ottenuta su di un tracciato non proprio perfetto ed in condizioni meteo precarie, per delle singolarità, sommate all'organizzazione non impeccabile, che sono state un po' la cupa “colonna sonora” di siffatta kermesse (non proprio lo spot che gli svedesi si auguravano in vista della candidatura per i Giochi 2026...).

Proprio l'aver gareggiato in situazioni non ideali ha conferito maggior sacralità al trionfo del nostro carabiniere, l'unico tra tanti divi della montagna, a non pagare alcun “pedaggio” in una pista, resa dai motivi succitati, molto più insidiosa del solito., per una di quelle gare che arrivano ad attentare al prestigio di chi le disputa. Quel prestigio che invece, in ottemperanza al vecchio adagio “Senza vittorie su grandi sfide non c'è spazio per la gloria”, ne esce intensificato, per un Oro che corona una carriera di tutto rispetto sempre vissuta a braccetto con la gratificazione.

Oltre al trionfo di Paris l'Italia si è fatta onore con la campionessa olimpica Sofia Goggia (non in perfette condizioni fisiche in quanto reduce da un infortunio), Argento nel Super G. donne, e con la prova a squadre, di Bronzo. Hirscher colpisce ancora Il Mondiale di Are sarà ricordato soprattutto per l'ennesima attestazione di regalità del cannibale austriaco Marcel Hirscher, che si è fregiato del quinto Titolo iridato individuale in carriera, il terzo nello Slalom Speciale, stabilendo un primato che fra i pali stretti non era riuscito nemmeno a star come I. Stenmark od A. Tomba, ovvero atleti che si relazionavano col successo un giorno sì e l'altro pure. Ma questo è stato altresì il Mondiale del commiato per il celebre norvegese A. Svindal, che a 36 anni, dopo un Argento amaro in Discesa, ha deciso di arrestare la sua parabola memorabile, lungo la quale si sono registrati due Titoli Olimpici, cinque iridati (record in condominio con altri due sciatori) e due Coppe del Mondo. In codesto Campionato del Mondo, sempre a proposito di giganti della neve, si sono annotati gli ultimi timidi bagliori per lo statunitense T. Ligety, ormai in procinto di abbassare le serrande di una carriera a tratti vertiginosa. Concludiamo la disamina di questa manifestazione dando uno sguardo al Medagliere, che ci dice del 1° posto ex aequo di Norvegia e Svizzera (2-1-1) e del 3° degli USA (2-0-2). 5^ piazza per l'Italia (1-1-1), che si attesta alle calcagna dell'Austria, autrice di un torneo decisamente in recessione. Alberto SIGONA 18 febbraio 2019

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