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Scherma, Campionato Mondiale: fiasco amarognolo

Un'Italia decisamente sottotono conclude la spedizione di Budapest con solamente un Argento e sette Bronzi: era da 32 anni che non portavamo a casa nemmeno un Titolo iridato. Tradiscono persino i “serbatoi” d'Oro delle squadre di Fioretto. Ed in vista di Tokyo 2020 le premesse non sono certo positive... 

UNA DEFAILLANCE INATTESA

L'ultima volta che l'Italia aveva concluso una rassegna iridata di Scherma con...”zeru tituli” era stata nel lontano 1987, in occasione dei Mondiali di Losanna, in Svizzera. Praticamente un secolo fa. Per renderci conto appieno del gran lasso di tempo intercorso basti pensare che all'epoca a farla da padroni vi erano ancora Stati, oggi estinti, come l'URSS e la Germania Ovest, coi sovietici che anche in quell'edizione fecero man bassa di medaglie, mentre delle future “tigri d'oriente” (Cina e Corea del Sud su tutte) s'intravedevano a mala pena i primi bagliori delle stelle splendenti che da lì a poco sarebbero diventate.

Italia, Francia ed Ungheria, ovvero le baronesse progenitrici del duello agonistico, pur soffrendo, resistevano fra tante insidie ai mutamenti temporali, in attesa di riprendersi il proscenio sottrattogli. Ebbene, dopo 32 lunghi anni l'Italscherma sembra di colpo ripiombata nell'oscurità di quel lontano periodo, precipitando nel baratro delle proprie certezze ed aspirazioni, raggranellando un bottino lungi dal rendere giustizia ad un movimento che nell'ultimo lustro era stato lo specchio più fedele degli sforzi profusi dalla Federazione in una direzione che pareva quella più consona alla nostra primitiva nonché illustre tradizione.

Quella stessa tradizione che ci aveva permesso nel corso degli ultimi decenni di ergerci a capofila del medagliere dei Campionati del Mondo (scavalcando l'ormai scomparsa Unione Sovietica, davanti a Francia, Ungheria ed a tutte le altre), opponendosi magistralmente agli attacchi provenienti dalle forze emergenti della lama, ovvero gli Stati Uniti, la Corea del Sud e la Cina, alle quali colossi del calibro di Francia, Germania ed Ungheria hanno pagato ingenti dazi, alla pari di ex comprimarie come Polonia e Romania, ormai ridotte al ruolo di comparse.

I GIOCHI DI TOKYO NON PROMETTONO BENE

Insomma, è alquanto superfluo girarci intorno: vedere i maestri azzurri, gli “eredi di Nedo Nadi”, confinati nelle retrovie, seppur in via eccezionale (almeno si spera), suscita in noi una stranissima sensazione. E in ottica olimpica – i Giochi di Tokyo bussano alle porte – non è proprio il viatico che ci si augurava. La rassegna di Budapest conquistata dalla solita immarcescibile Russia (3 Ori, contro i 2 di Francia e Corea) – e che ha registrato le prime medaglie all time per Brasile, Grecia ed Iran, a conferma di come anche uno sport estremamente elitario come la Scherma stia pian piano aprendosi al Mondo, sulla falsariga di quanto avviene già in altre discipline come Atletica e Ciclismo – ha in un amen annacquato la minestra succulenta servita negli ultimissimi anni dai nostri portacolori, che sino agli scorsi Campionati di Wuxi avevano deliziato le platee di tutto il pianeta, sfornando prestazioni prelibate da far leccare i baffi persino ai puristi della critica ed ai più esigenti degli appassionati.

Performances che ad un tratto ci appaiono quantomai lontane e difficilmente riproponibili da qui ai prossimi Giochi a cinque cerchi, proprio quando gli allori della nostra “disciplina-traino” sarebbero stati più che mai utili per ergere la nostra bandiera fra le aristocratiche dello Sport. Se siffatta spedizione in terra magiara sia stata solamente un banale incidente di percorso (che ci può anche stare in una disciplina che per sua natura è alquanto suscettibile d'involuzioni estemporanee ma spesso prive di conseguenze durature) o l'esordio di una flessione dai risvolti inquietanti, lo scopriremo presto.

Di certo alla luce di ciò l'Italia, dopo essersi abituata a prendere parte ai gran balli di corte, dovrà celermente ritirarsi nelle proprie lussuose stanze, affrettandosi a confezionare il vestito per il prossimo appuntamento di gala, che si accinge a reclamare diritto di cittadinanza nel Paese del prestigio sublime, quel prestigio a cui una Nazione come la nostra non può assolutamente sottrarsi, magari provando a far suo il celebre aforisma coniato dal grandissimo statista inglese Winston Churchill, che un giorno asserì: “Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta”.

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