Salvatore Borsellino parla contro Berlusconi e Dell’Utri
Borsellino lascia a Roma una drammatica testimonianza sul fratello e sui rappori di Berlusconi e Dell’Utri con la strage in cui morì.
Il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, vicino a Palermo, morì il giudice Giovanni Falcone con la moglie e alcuni uomini di corta. Cinque morti, 23 feriti e un’autostrada sventrata.
Paolo Borsellino stava compiendo indagini troppo pericolose, per questo doveva essere eliminato. Falcone era suo amico, e lui sapeva che sarebbe morto, proprio come lui. Annotava le sue indagini su un’Agenda Rossa.
Il 19 luglio fu ucciso nella strage di Via d’Amelio a Palermo, con un’autobomba. sei morti, un ferito e un paesaggio apocalittico. Corpi ridotti a brandelli.
L’Agenda Rossa fu fatta sparire.
Già due mesi prima di morire, due giorni prima della morte di Falcone, Borsellino rilasciò un’intervista a dei giornalisti francesi, in cui parlava delle sue indagini su Vittorio Mangano, stalliere di Silvio Berlusconi (che poi lo ha definito un «eroe»), e ha accennato più di una volta anche ai rapporti di Berlusconi e Marcello Dell’Utri con la mafia. Dice però che non è un’indagine di sua competenza e decide quindi di non approfondire per non rischiare di diffondere informazioni ancora segrete sull’indagine.
Il video dell’intervista è disponibile in questa pagina:
In seguito l’intervista fece il giro del mondo ma in Italia fu trasmessa solo una volta e in seconda serata, molto dopo, alla trasmissione Annozero.
In seguito, nel 2001, due mesi prima delle elezioni in cui vinse Berlusconi, il giornalista Marco Travaglio rilasciò un’intervista alla trasmissione Satyricon di Daniele Luttazzi, in cui parlava dei rapporti di Berlusconi e Dell’Utri con le stragi di Capaci e Via d’Amelio, dicendo che «se non altro suggerirono la tempistica degli attentati» e che secondo alcuni giudici Totò Riina, li aveva incontrati prima degli attentati.
Vinte le elezioni, Berlusconi fece cacciare Luttazzi dalla RAI e querelò Travaglio che fu poi assolto perché era stato riconosciuto vero ciò che aveva detto. E non solo, ma che Berlusconi e Dell’Utri erano coinvolti anche nelle stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano, avevano avuto rapporti con Bernardo Provenzano e si erano scambiati favori politici; inoltre dietro le stragi in cui morirono Falcone e Borsellino vi era stata la partecipazione del SISMI.
Berlusconi non fu mai condannato perché il caso fu archiviato, nonostante la sussistenza delle prove. Dell’Utri invece è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.
Oggi, 16 anni dopo gli attentati, Falcone e Borsellino sono diventati ricordi sfocati, Berlusconi è presidente del Consiglio e Dell’Utri senatore nel suo partito.